CASTELGOMBERTO

 Castelgomberto

 
 
LA STORIA
Le profonde trasformazioni degli ultimi decenni hanno impresso una fisionomia nuova al paese di Castelgomberto, modificando in qualche caso l'impianto urbanistico tessuto nei secoli scorsi, in altri casi occultando le tracce del passato. Nonostante questi processi, comuni del resto alla maggior parte dei centri grandi e piccoli dell'Italia del Nord, è possibile ancora individuare alcune linee portanti ed elementi non trascurabili dei secoli passati. Soccorre poi una documentazione scritta e cartografica che, a partire soprattutto dal tardo Medioevo, rende possibile la ricostruzione storica di Castelgomberto qui riportata per cenni essenziali. Recenti scavi archeologici sul colle di S.Stefano e sul monte Castello hanno documentato la presenza di nuclei abitati che risalgono rispettivamente all'età del Bronzo medio-recente (secoli XV-XII a.C.) e alla prima età del Ferro (IX sec. A.C).In particolare dagli scavi di S. Stefano è emersa parte di un terrapieno sostenuto da muri a secco, sul quale era stata disposta una massicciata costituita da brecciame calcareo del posto. Il terreno così spianato veniva regolarizzato in modo rudimentale con argilla e sopra si innalzavano le capanne. Queste abitazioni erano probabilmente costituite da pareti in legno e travi intonacate con argilla negli interstizi. A copertura, un tetto di paglia e frasche, i focolari erano all'aperto, rifiniti con argilla e sabbia prelevata, con ogni probabilità, dal torrente Agno. Per quanto concerne l'epoca romana, nei decenni scorsi è stato segnalato, qua e là nella campagna di Castelgomberto, materiale oggi disperso ed è stata ipotizzata una rete viaria che attraversava questo territorio, mettendo in comunicazione la Valle dell'Agno con il passo di Priabona a nord e con il valico della Bocca ad est.Recentemente, il ritrovamento di quattro monete romane di epoca imperiale e la venuta alla luce nel 1992 di una splendida stele funeraria romana con iscrizione latina, rinvenuta sotto l'altare della chiesetta di S.Fermo, hanno reso più consistente l'ipotesi di temporanei stanziamenti romani. Nel 1992 è venuta alla luce una splendida stele funeraria romana con iscrizione latina. L 'interessantissimo reperto epigrafico romano è stato rinvenuto sotto l'altare di S.Fermo, nell'omonima chiesa campestre, e lì si trova attualmente. E' un'ara dedicata agli Dei Mani, e fu posta a ricordo di una bambina morta in tenera età, figlia di un personaggio di rango elevato: il procuratore imperiale Caio Vaternio Calpurnio Lucreziano che, quasi certamente, ricopriva un ruolo di amministratore pubblico nella Valle dell'Agno ed aveva la sua residenza rurale in questo tratto della campagna a sud di Castelgomberto. L'epigrafe, tradotta, dice: "Agli Dei Mani. In ricordo di Vaternia Calpurnia Sabina, figlia di Caio, che visse un anno e cinque mesi, il padre Caio Vaternio Calpurnio Lucreziano, procuratore imperiale, dispose che fosse eretta".Per il periodo alto-medievale ha assunto grande importanza la scoperta di alcune tombe appartenenti a guerrieri longobardi. Nel dicembre 1986, durante i lavori di scavo per la costruzione di un condominio nella periferia sud di Castelgomberto, un centinaio di metri a ovest dal campo da calcio, sono venuti alla luce materiali in metallo e numerose ossa umane, la cui composizione è stata purtroppo compromessa durante l'asporto della ghiaia. Il materiale, confrontato con reperti sicuramente datati, è da porre in relazione con le fasi di conquista e di insediamento dei Longobardi in buona parte della penisola italiana. Pur nella dispersione e nella frettolosità della raccolta, le armi e gli oggetti trovati, ora depositati nel Museo Civico "G. Zannato" di Montecchio Maggiore, consentono di ipotizzare l'esistenza di una piccola necropoli di soldati longobardi nella pianura alluvionale di Castelgomberto. Nel periodo centrale del Medioevo (secoli X-XI), quando il fenomeno dell'incastellamento interessò praticamente tutta l'area del Nord Italia, nel territorio di Castelgomberto si costituirono due centri abitati, che facevano riferimento ad altrettanti castelli documentati da fonti scritte e da scavi archeologici: i castelli di Chiuse e di Castelgomberto Il primo, di cui rimangono resti di poderosa mura e qualche elemento strutturale del monte Castello, è attestato a partire dall'anno 1000. Il secondo era situato a nord del paese, sul colle di S.Stefano, prospiciente sull'antica Via Villa. Era il periodo delle signorie territoriali: nella nostra zona, oltre ai Trissino si imposero due famiglie che presero il nome delle due località: i Da Chiuse e i Da Castelgomberto. I due centri abitati ebbero vita autonoma, anche dal punto di vista amministrativo, fino al sec. XIV, il secolo della grande crisi: gradatamente si avviarono alla fusione e dai primi del '400 Castelgomberto assorbì Chiuse in un unico paese.Grande sviluppo ebbe anche via Bocca, mentre sorsero ovunque, nella campagna e nelle contrade, poderosi complessi rurali, alcuni di ottima fattura, appartenenti alle famiglie della vecchia nobiltà cittadina o alle famiglie locali emergenti. Nell'Ottocento ci fu un consistente aumento della popolazione, ma lo sviluppo urbanistico non mutò volto: le mappe napoleoniche ed austriache riproducono sostanzialmente l'immagine dei secoli precedenti: contrade isolate sparse nella campagna, nelle valli e sulle colline, ed un centro borgato costituito da Piazza - Via Villa - Via Bocca. Il grande sviluppo, che occupò gradatamente l'area a sud del centro abitato, ebbe inizio nel secondo dopoguerra.
Nella frazione di Valle lo sviluppo interessò maggiormente l'attuale centro; negli anni '50 di questo secolo fu eretta la chiesa di S. Cecilia, che richiama nel titolo e nello stile l'antica parrocchiale di Castelgomberto.
II nucleo urbanistico più antico si sviluppò in corrispondenza della Crosara e di via Villa. Tre chiese racchiudevano allora il centro storico: la chiesa parrocchiale di S.Pietro a sud (ubicata all'interno del cimitero), ad est S. Cecilia, che di lì a poco sarebbe diventata la nuova parrocchiale, e S. Maria Maddalena a nord. Sui colli altre due di origine medievale: S. Stefano e S. Giorgio; in mezzo alla campagna, a sud del paese l'antichissima chiesa di S. Fermo. L'edificio privato più prestigioso, eretto in forme gotiche intorno alla metà del '400, era la Villa dei Trissino, oggi Palazzo Barbaran.
Tra il ' 500 ed il '700 lo sviluppo urbanistico si allargò alla parte settentrionale dell'attuale via Villa, significativamente chiamata nei documenti Villa Nova, nuovo centro abitato. Qui nel 1666 venne completata villa Piovene, oggi villa da Schio.
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IL PAESAGGIO
   
Il comune di Castelgomberto si estende su una superficie di circa 17 kmq a nord-ovest di Vicenza, nel cuore della vallata dell'Agno, in parte nei piani di fondovalle dell'Agno e dell'Onte e in parte sulle colline dei Prelessini. ll terreno di fondovalle è costituito da ghiaie alluvionali, che consentono la formazione di una falda acquifera sotterranea, mentre le colline sono nate 40 milioni di anni fa nel fondo di un antico mare, in cui si aprivano tre bocche vulcaniche: il Castello, le Castellare e il Grumo Peloso, ben evidenti nel paesaggio con la loro forma conica e il "sasso moro" basaltico. Il tipo di terreno, assieme al clima e all'esposizione solare, determina alcune caratteristiche peculiari della vegetazione e delle colture. Fertili prati e campi coltivati si estendono ancora nel fondovalle, nonostante l'avanzare delle cementificazioni, con lunghi filari di alberi lungo i fossi o i confini: è il paesaggio della Praderia, di S.Fermo e della Valle dell'Onte. Nelle colline i terrazzamenti, sostenuti da "masiere" accolgono viti e ulivi, frequenti nei dintorni di Santo Stefano, il "ronco Benedetto" dei nostri avi. Nei declivi più ripidi prevale il bosco che ospita una numerosa fauna selvatica: volpi, donnole, tassi.
Le sommità collinari, relativamente pianeggianti, sono messe a coltura da tempi remoti, con produzioni pregiate: Monteschiavi, Montepulgo, Monte dei Mori.
Non si possono dimenticare le zone umide prossime alla Poscola, all'Onte e alle varie rogge, e il parco di villa Da Schio, incuneato nel centro urbano, ma verdeggiante di alberi secolari e talora esotici, attraversato da corsi d'acqua contornati da siepi, statue e balaustre in pietra, in vista della facciata del palazzo.
 
LUOGHI DA VISITARE
Villa Piovene-Da Schio

Villa Piovene-Da Schio.JPG
Abbandonata l'idea di erigere la villa padronale in località Palazzetto, la nobile famiglia Piovene decise di ristrutturare i possedimenti di Contrà Pederiva e di costruire qui la villa. Nel 1656 iniziarono le pratiche e la villa venne ultimata dieci anni dopo. Il progetto del grandioso edificio è attribuito ad Antonio Pizzocaro. I portici posteriori sono del secolo successivo. Lo spazio davanti alla facciata venne dotato di uno

splendido giardino all'italiana, al quale fanno da cornice alcuni pregevoli gruppi scultorei di soggetto biblico e classico, attribuiti alla bottega del Marinali. All'interno sono conservati arredamenti d'epoca e pregevoli dipinti.
 
Villa Trissino-Barbaran (Palazzo Barbaran)
  
Villa Trissino-Barbaran

Presenti già da alcuni secoli anche a Castelgomberto, come in tutta la Valle dell'Agno, i Trissino si radicarono nel corso del secolo XV, ed espressero visivamente la loro presenza costruendo la villa padronale proprio al centro del paese. Conte Trissino diede inizio ai lavori negli anni 1430 ed i figli Niccolò e Giacomo portarono a termine il palazzo, eretto in forme gotiche intorno alla metà del '400. Gli elementi quattrocenteschi superstiti sono la loggia, che dal pianterreno fu in seguito spostata all'ultimo piano, ed alcune finestre

 
La Campanella

Il vecchio campanile, situato nella piazza comunale, è quello che rimane della chiesa di Santa Cecilia, abbattuta nel 1950. Non si conosce l'epoca di costruzione, ma la torre originaria risale probabilmente al XV secolo. Nel XVII secolo il campanile fu innalzato e strutturato nella pregevole forma con cui si presenta ancor oggi.

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SS. Pietro e Paolo
la nuova chiesa parrocchiale, fu costruita nei primi anni di questo secolo su disegno di Gerardo Marchioro di Castelnovo. La prima pietra fu posta il 4 ottobre 1900, ma le difficoltà e gli eventi bellici ritardarono i lavori: la nuova chiesa venne consacrata il 21 agosto 1920.L'unica traccia dell'antica S. Pietro è un pregevole altorilievo in pietra tenera del '400 attribuito da alcuni a Nicolò da Cornedo. Era la custodia degli Olii Santi, ed ora si trova sul coro, a sinistra (per chi guarda) dell'altare maggiore.
 
San Gaetano
La lapide posta sopra la porta d'ingresso e quella collocata sopra l'ingresso laterale ricordano l'anno di erezione (1670) e i due committenti: don Gianbattista Schiavo e suo fratello Giovanni Francesco. E' a due navate ed in origine il titolo principale era quello di S. Antonio da Padova, cui era dedicato l'altare maggiore. L'altare della navata secondaria era dedicato a S. Gaetano Thiene che, con il tempo divenne il titolare della chiesetta. Intorno alla metà dell'800 fu aggiunto il pregevole atrio quadrato con colonne, aperto su due lati. Subì un radicale restauro nel 1932 ed un altro provvidenziale restauro è in atto, ad opera degli abitanti di Monteschiavi.
 
Santa Cecilia

L'esistenza di un edificio sacro dedicato a S.Cecilia risale al periodo medievale: nel testamento redatto da una nobile Trissino nel 1297 appare una donazione alla chiesa di "S. Cecilia di Chiuse". Quasi certamente si trovava nell'attuale piazza comunale. Va infatti ricordato che Chiuse comprendeva l'area Piazza - Via Bocca, parte della Campagna lungo il corso della Poscola, la dorsale collinare M. Castello - S. Valentino - Grumi - Monteschiavi, e la parte centrale e meridionale della Val di Lonte: l'attuale piazza di Castelgomberto era praticamente il punto di contatto tra i due comuni medievali di Chiuse e Castelgomberto, riuniti amministrativamente tra la fine del secolo XIV e i primi anni del successivo.
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Fu la chiesa che simboleggiò l'unificazione dei due villaggi: costruita in contrà Chiuse, località che faceva parte del comune di Castelgomberto, divenne la nuova parrocchiale di un centro abitato ormai unificato sia dal punto di vista civile che religioso. Dopo la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di SS. Pietro e Paolo, fu abbandonata e abbattuta. Andarono disperse opere di pregio che si trovavano al suo interno: alcuni altari furono trasportati nella nuova chiesa, dove si conserva una bella pala, della scuola del Pittoni, che raffigura il martirio di S. Cecilia. Venne ricostruita nei primi anni '50 a Valle, frazione del comune diventata parrocchia autonoma, conservando l'identica fisionomia della facciata. Pregevole la statua della santa, collocata in alto sopra la facciata.
 
San Fermo
In una pergamena del 1191 appare come centro di una comunità di penitenti laici. Dedicato fin dalle origini ai SS. Fermo e Rustico, il piccolo edificio medievale mutò radicalmente aspetto agli inizi del '700, quando venne ingrandita e ristrutturata. Al suo interno sono conservate due tele, di cui una di particolare pregio che abbellisce l'altare maggiore e che rappresenta i santi Lorenzo, Cristoforo e Bovo. La chiesa e le tele sono state restaurate nel 1922, grazie agli abitanti della contrada ed al locale gruppo Alpini.
 
SS. Giorgio e Valentino

 
Posta sulla sommità del colle omonimo, questa chiesa fu menzionata per la prima volta nel 1288, con il solo titolo di S.Giorgio. Nel 1739 subì un radicale restauro ed assunse anche il titolo di S.Valentino, invocato per la guarigione dalle febbri. Fu ridotta alle forme attuali a metà del secolo scorso e per molto tempo fu custodita da un laico che dimorava presso la chiesa stessa. Nei primi anni di questo secolo la chiesa e lo spazio antistante svolsero le funzioni di "lazzareto" per gli ammalati di febbre spagnola: si conserva ancora, a lato dell'edificio sacro, un'autoclave per la sterilizzazione degli indumenti.

 
Santo Stefano

Si può presumere che questa chiesa sia coeva al castello dei Da Castelgomberto, che sorgeva sul colle omonimo (sec.XI-XII). E' nominata per la prima volta in un documento del 1233. Era fin dalle origini dotata di beni propri e risulta officiata da un sacerdote già nei primissimi anni del '300. L'ultimo restauro, effettuato alla fine dell'800, portò l'edificio sacro nelle forme attuali. Pregevole l'altare settecentesco.
 

 
S. Maria Maddalena
E' l'unico edificio sacro di Castelgomberto di cui si conosce con precisione la "data di nascita". Un esponente di spicco della nobiltà rurale locale, Bellancio Da Castelgomberto, decise nel febbraio del 1296 di erigere questa chiesa a espiazione dei suoi peccati, in special modo dell'usura. Il titolo da lui scelto, S. Maria Maddalena, potrebbe senza dubbio aver risposto alle particolari motivazioni del pio committente. Con il passaggio di proprietà dai Castelgomberto ai Piovene (primi decenni del '400) S. Maria Maddalena divenne la cappella di famiglia dei Piovene. Cadde in rovina nel XVI secolo ed i Piovene decisero di erigere una nuova chiesa, attigua alla villa padronale (1614). Divenne in seguito proprietà dei Da Porto e poi dei Da Schio. Sul finire del secolo XVIII l'oratorio di S. Maria Maddalena diede il nome alla fiera tradizionale di Castelgomberto, che ha luogo il 22 luglio: fu istituita dai Piovene nel 1798 e sostituì la più antica fiera di San Fermo, che si teneva il 9 agosto.
 
Oratori minori e capitelli
Oratorio della Madonna di Monte Berico, a Peschiera dei Muzzi; Oratorio dell'Addolorata, ai Grumi; Oratorio di S. Giuseppe, in Partiloca; Oratorio di Regina Pacis, in Valdilonte.
 
LA FORESTA FOSSILE DI CASTELGOMBERTO- INDAGINI PRELIMINARI

UN PO’ DI STORIA

La presenza di alberi fossili è stata segnalata alla stampa locale (Giornale di Vicenza, 07/01/1986) ancora nel 1986 dall’allora consulente scientifico del Museo Civico“G. Zannato”, Prof. Claudio Beschin. Il Prof. Beschin ha recuperato, assieme al Sig. Francesco Sandri di Montecchio Maggiore, vari parti di tronchi e rami fossili, che sono oggi esposti presso il Museo Civico“G. Zannato”. I resti mostrano la struttura esterna dell’albero e, in parte, i tronchi sono stati ritrovati in posizione di vita all’interno di sedimenti di origine vulcanica che, allo stato attulae delle conoscenze, sembrano riferibili all’Oligocene Inferiore (30-40 milioni di anni fa). I reperti sono particolarmente interessanti perché portano alla conferma dell’esistenza di terre emerse, all’interno della laguna che stava sulla nostra zona durante l’Oligocene. E’ noto infatti che ad oriente dei Colli Berici s’era instaurata una possente barriera corallina,che separava la nostra zona dal mare aperto, che si estendeva in direzione dei Colli Euganei. Resti fossili di tale barriera corallina sono oggi presenti presso Lumignano. Dall’altra parte della laguna, probabilmente lungo la linea Valdagno- Marostica, stavano le terre emerse. Sul nostro territorio, allora coperto da acque lagunari poco profonde, limpide, ben ossigenate e calde, prosperavano i coralli ed una fauna e flora tipiche di ambienti tropicali. I coralli coloniali andavano a formare anche piccoli atolli oggi rappresentati dagli ammassi coralligeni nelle località di SS Trinità e Mondeo, a Montecchio Maggiore, e di Monte Grumi, a Castelgomberto. I tronchi fossili potrebbero così essere la testimonianza della vegetazione che prosperava su questi isolotti. Esiste tuttavia la possibilità che la foresta si sia impiantata quando il sistema deposizionale barriera corallina-laguna fosse già estinto, in questo caso il sito assumerebbe un’età oligicenica superiore. La loro importanza si lega pertanto al fatto che i tronchi stessi potrebbero fornire utili indicazioni per individuare con maggiore precisione l’età dei materiali che li inglobano, nonché rilevarsi estremamente interessanti a livello scientifico. Non si hanno infatti a tutt’oggi altre segnalazioni in bibliografia di foreste fossili coeve per il territorio italiano.
Questo ci fa pensare che un tale ritrovamento può avere una rilevantissima importanza. Ulteriore fatto interessante potrebbe essere la creazione di un “geosito”. Con questo termine si indicano infatti quelle aree naturali che per la loro particolarità geologica, rappresentatività e valore paesaggistico vengono classificate come “bellezze naturali” e costituiscono un patrimonio di elevata rilevanza scientifica tale da poter essere oggetto di fruizione culturale da parte dei cittadini. L’area di Castelgomberto ed in particolare l’adiacente Monte Grumi sono particolarmente interessanti pure per la fauna fossile a molluschi dell’Oligocene inferiore, nota agli studiosi in tutto il mondo. Sempre nella nostra zona è stato segnalato, nella rivista Studi e Ricerche (rivista scientifica edita dal Museo Civico “G. Zannato” e dall’Associazione Amici del Museo), un giacimento di crostacei fossili (C. Beschin, A. Checchi, S. Ungaro, 1996).
 
 
IL PROGETTO

Il progetto consiste in uno studio preliminare della durata di due anni in cui verranno effettuate le seguenti operazioni:
  • ubicazione della foresta fossile tramite indagini non invasive (geo-radar);
  • scavo mirato a portare alla luce parte della foresta fossile;
  • studio degli strati geologici;
  • studi mineralogici delle vulcaniti iglobanti;
  • datazione e classificazione dei reperti fossili.
Questo progetto sarà svolto in convenzione in corso di stipula con l'Università di Padova, Dipartimento di Geologia, Paleontologia, Geofisica. Il referente scientifico sarà il Prof. Paolo Mietto, paleontologo vicentino di fama mondiale per le sue interessanti scoperte. Il Prof. Mietto è noto soprattutto come esperto di tecnologia: nel 1985 ha scoperto le prime tracce fossili di dinosauri in Italia, sul Monte Pelmetto (Trentino); dal 1990 è co-direttore del grupppo di ricerca sul giacimento di tracce di dinosauri dei Lavini di Marco presso Rovereto e nel marzo 2003 ha pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica inglese Nature, la scoperta di impronte fossili umane risalenti a oltre 300.000 anni fa (Roccamonfina, Campania), le più antiche finora conosciute a livello mondiale. Nel progetto verrà coinvolta la Soprintendenza Archeologica del Veneto, nella figura della Dott.ssa E. Bianchin Citton, Ispettrice della Soprintendenza per la Paleontologia.
Il progetto sarà coordinato dal Conservatore Naturalista del Museo Civico "G. Zannato", Dott.ssa Viviana Frisone e supportato da numerosi volontari paleontologi. Con questo progetto, il SISTEMA MUSEALE AGNO-CHIAMPO, di cui fanno parte i Comuni di Castelgomberto, Arzignano, Montebello, Montecchio Maggiore, Montorso, Trissino, e Zermeghedo inaugura un filone comune di ricerca scientifica. Finora si è soprattutto lavorato su progetti didattici naturalistico-archeologici, attivi già dal 2001 presso tutte le scuole del Sistema e che hanno coinvolto, grazie ai contributi di Regione Veneto e Provincia di Vicenza, solo nello scorso anno scolastico più di 1700 alunni. Un altro filone comune è quello della divulgazione culturale, tramite il ciclo primaverile di “Incontri tra Natura e Storia” che ha portato lo scorso anno a Castelgomberto la Dott.ssa Marisa Rigoni della Soprintendenza Archeologica del Veneto, che ha tenuto la conferenza “Età romana tra l’Agno e il Chiampo”.


 
 
BIBLIOGRAFIA: C. BESCHIN, A. CHECCHI, S. UNGARO 1996 Crostacei brachiuri dell’Oligocene di Castelgomberto (Lessini orientali), Studi e Ricerche, pp. 5-10.