FIERA di OGNISSANTI - ARZIGNANO

La Fiera dei Santi di Arzignano viene considerata dagli storici una tra le più antiche del Veneto.

Se ne ha notizia nello Statuto Vicentino risalente al 1264, ma certamente l'evento votivo risale ad un'epoca anteriore.

Furono però gli Scaligeri a darle dignità di fiera organizzata ed a questa

decisione si adeguò successivamente anche la Repubblica Veneta a partire dal 1404.

Fin da allora giungevano ad Arzignano per la Fiera dei Santi gli abitanti di tutte le località vicine, compresi i centri di montagna della Lessinia, per barattare prodotti della terra con alimenti od oggetti artigianali.

E sembra che il Podestà di Vicenza fosse solito inviare dentro le mura del Castello, dove si svolgeva la Fiera, sbirri, contabili e perfino due notai ed un giudice, per evitare che avvenissero eventuali imbrogli.

Oggi l'importanza commerciale della Fiera è senz'altro diminuita ma non sembra essere venuto meno il grande coinvolgimento popolare di questa manifestazione che ogni anno coinvolge migliaia di persone.

 

RICORDI

Severino Chiarello Monforte

All'inizio era chiamata "sagra" e poi "fiera"; si tratta dell'annuale data che da secoli, per quattro giorni l'anno dall' 1 al 4 Novembre richiama molta gente anche dai centri più lontani.

Da anni questo tradizionale incontro ha perso l'importanza commerciale che Io caratterizzava lasciando spazio a manifestazioni culturali e di sano divertimento di massa. Certamente la Fiera dei Santi, forse da prima che Io Statuto Vicentino del 1264 ne facesse menzione, era motivo d'incontro per la gente del piano con gli abitanti dei monti Lessini per il baratto di prodotti agricoli con generi di altro tipo come cuoio e tela.

L'annuale fiera fu disciplinata dagli Scaligeri nel 1339 e confermata ufficialmente dalla Repubblica Veneta nel 1404; si svolgeva entro le mura del Castello.

Le cronache dei secoli passati mostrano l'importanza che quest' incontro autunnale rivestiva, in particolar modo per la gran fama che "la manifestazione fieristica rivestiva per l'affluenza dei puledri e dei muli dai sei ai dodici mesi. Acquirenti interessati a questi animali provenivano da luoghi molto lontani e, in gran numero, dal napoletano". Si narra anche che ".. .per garantire l'ordine ed evitare imbrogli, il Podestà di Vicenza inviava ad Arzignano alcuni suoi funzionari: un giudice, due notai, contabili e sbirri".

Quello che credo di poter presentare ai lettori di questo fascicolo è un mio personale ricordo; la descrizione dei momenti più vivaci ed importanti di quelle giornate che, dagli scolari del tempo, erano attese sia per i giorni di vacanza che portava che per l'incontro con il mondo dei divertimenti.

In quegli anni il mercato delle bestie si faceva nei prati al di là della roggia che delineava Io spazio dei "broli", allora recintati da due file di alti platani dai rami carichi di foglie, rifugio di numerosissimi uccelli.

Nei giorni che precedevano la Fiera, noi ragazzi si cercava di essere il più possibile presenti in Campo Marzio. Sapevamo che, aiutando"i giostrai, avremmo ricevuto qualche biglietto omaggio e quindi si portava un ferro, un attrezzo, un palo e la sera che precedeva il gran giorno si dormiva con "un occhio solo" pensando che il domani avrebbe portato giri in giostra e divertimenti.

La prima cosa che si faceva al mattino del 1 Novembre era la partecipazione alla S.Messa cantata e poi via di corsa, in piazza, a guardare mentre ungevano con "scoatà" (pennellate) di grasso e sapone il gran palo alto e dritto della cuccagna che era poi piantato nella terra come fosse un chiodo.

Davamo una frettolosa occhiata e poi, a mezzogiorno, tutti a casa a mangiare un boccone di "pan mojo" con il pensiero fisso alla processione con le reliquie dei Santi portate dall'arciprete e seguite da un folto gruppo di fedeli.

E noi, intanto, si pensava a quelle benedette giostre che giravano senza "nualtri". Finito il dovere si scappava come leprotti e, sforbiciando la ressa della gente che c'era per strada, si correva finalmente verso le sospirate giostre.

Il Campo Marzio era tutto un movimento!

L'aria era frastornata dal suono di pifferi, tromboni e dai colpi della grancassa della banda che a malapena coprivano il vociare della gente ed i richiami che provenivano dai baracconi. Un'orchestrina posta vicino all'entrata del circo equestre suonava allegri motivi e alcune ballerine e pagliacci invitavano la gente a comprare il biglietto per Io spettacolo ela visita al serraglio delle bestie feroci.

I baracconi erano tutti nostri. Si correva ora davanti a questo, ora a quello e si guardava la gente che ne entrava e usciva e si aspettava il momento propizio per entrare senza biglietto. Eravamo coscienti che qualche "scappellotto" o pedata nei posteriori in caso di insuccesso non sarebbe sfuggita ma si provava Io stesso!

Nel baraccone dei mostri c'erano gli specchi deformanti ed era divertente vedere le belle signore che entravano con aria spavalda e specchiandosi si vedevano così deformate e con le facce abbruttite da sembrare delle streghe e, pur sapendo che quanto vedevano non era vero, non riuscivano a trattenere un urlo e poi una risata liberatoria.

Dal baraccone della strega si usciva tutti eccitati dall'incontro con figure bianche di fantasmi, casse da morto, ragnatele e streghe che menavano colpi di scopa sulle teste ma anche dallo stringersi dei "morosi" che, complice il buio, riuscivano pure a scambiarsi qualche bacetto.

C'era il baraccone degli animali più strani del mondo. Il proprietario, usando un grosso trombone di latta, gridava che erano vecchi più di mille anni, ormai spariti dalla terra e invitava le persone ad entrare e a stupirsi.

Noi bambini preferivamo guardare le giostre che erano per i nostri occhi tutte nostre anche se, per mancanza di "palanche" non potevamo salire.

Era bello guardare i cavalli di legno con le briglie indiamantate che luccicavano al più piccolo dondolio così come le carrozze con ricami d'oro e d'argento che giravano intorno a se stesse spruzzando intorno bagliori e 'accendendo la nostra fantasia.

Sognavamo di montare a cavallo, di guidare carovane per terre sconfinate e di correre in una prateria.

Erano i momenti più belli di questi nostri verdi anni fatti di poche cose: poter guardare i tramonti infuocati, la grande luna, il cadere delle stelle e l'imparare ogni giorno qualcosa di nuovo dalla nostra seconda mamma, la maestra di scuola.

La fiera era una scoperta, giorni di allegria, un mondo di divertimenti che ci lasciava curiosare su tutto quello che era esposto e ci faceva sentire nostra la libertà di quelle ore che ci facevano battere il cuore come un'altalena quando stavamo a guardare l'uomo che spezzava una catena di ferro con cui era legato e subito dopo si riempiva la bocca di benzina e la sputava in aria accendendola e creando lunghe vampate di fuoco. Sembrava la figura del diavolo del "Thermogen" che si vedeva esposta nella vetrina della farmacia.

Si tornava poi a guardare i ragazzi più grandi che tentavano di salire sul palo della cuccagna montandosi sopra le spalle, uno sull'altro, e vincendo il viscido strato di unto,

cercavano di toccare un cerchio posto in alto dove c'erano appesi i premi: un baccalà, un pollo, un salame, un sacchetto con dentro poche lire, una bottiglia di vino "recioto" e due "scopetoni".

Attaccato al cerchio c'era una lunga corda che era allentato dal basso da altri giovani per divertire di più la gente.

Si correva anche dove dei ragazzi, con una benda sugli occhi e un palo di legno in mano, tentavano di rompere delle pignatte appese ad un filo di ferro teso fra due grossi pali.

Queste pentole contenevano cenere, acqua, segatura, un colombo e fra la cenere o le segature si nascondeva il premio più ambito qualche "ventino". Era divertente vedere le persone attorno che, al rompersi della pentola contenente la cenere, venivano investite dall'onda di polvere che l'aria portava lontano o quando veniva colpita quella del gatto che, appena toccato terra, s'infilava tra le gambe della gente con la schiena arruffata e scompariva miagolando o quando Io stupore della gente si tramutava in un OH! di meraviglia allo svolazzare del colombo.

Si andava poi a vedere la corsa dei sacchi. I concorrenti, con le gambe dentro un sacco chiuso alla cintola, cercavano di correre ma il loro era solo un saltare stentato e pieno di cadute che divertiva solo chi arrivava primo e, col fiato grosso e tutto sudato, si leccava qualche striatura ai gomiti o alle ginocchia prodottasi nei ripetuti capitomboli.

Altre gare erano tradizione di questa Fiera dei miei ricordi come la corsa con la candela accesa; quella con la patata nel cucchiaio; la rana nel vuoto della carriola o il riuscire a mangiare delle mele che pendevano infilate ad uno spago, con le mani legate dietro la schiena.

I più grandi si cimentavano in una gara di velocità che consisteva nell' ingoiare una buona quantità di "bigoli" sconditi nel minor tempo possibile e sempre con le mani legate dietro la schiena. La gara era scandita da incitamenti del pubblico"... Dai Bepi, forza Piero, verzi la boca, mastega tuto" ma la cosa più divertente erano le smorfie dei concorrenti.

Ci si fermava a guardare chi indovinava il peso di un tacchino, di un'oca, di un coniglio, di un agnello o di un giovane "mas-cieto" chiusi dentro una gabbia di legno oppure dei giovani gagliardi che dovevano piantare con tre colpi dei lunghi chiodi in una tavola di legno e, immancabilmente, al terzo colpo il chiodo si piegava beffando il giocatore.

Altre gare molto seguite erano il tiro delle bocce di legno contro i barattoli oppure il pugno al pallone di cuoio che, battendo contro il quadrante di un bilanciere, indicava la forza in chili usata dal concorrente; non mancava nemmeno il lancio di un pesante pezzo di ferro dalla forma di un trenino che si doveva spingere sopra una rotaia in salita; quando colpiva il centro faceva scoppiare una carica di zolfo e potassio il cui frastuono si udiva sopra le musiche e il vociare della gente mentre l'aria si riempiva di un acre odore che si mischiava con quello delle caldarroste e delle frittelle alla maresina.

Il continuo via vai della gente davanti alla pesca di beneficenza, organizzata dai sacerdoti e dai ragazzi dell'Azione Cattolica; tutti erano intenti a guardare la penna d'oca che girava all'interno del cerchio numerato e quando era estratto il numero si udiva il grido di gioia del vincitore. Sugli scaffali della pesca erano allineati, in bella mostra, i regali che gli artigiani e commercianti del luogo avevano donato e le persone si accalcavano a pescare i bigliettini dentro grandi vasi, ex contenitori di caramelle.

Ogni biglietto dava diritto ad un premio. I numeri bassi ad un santino, una caramella, un fischietto, una cartolina; quelli alti ad uno dei premi esposti e, ovviamente, più ambiti come una borsa, una bambola, un oggetto utile per la casa o il massimo del sogno dei giocatori: una bicicletta nuova fiammante che era appesa in bella vista ad una parete della baracca.

L'ora più attesa da noi ragazzi era quella in cui iniziava Io spettacolo del Circo. I pochi soldi racimolati durante l'anno, oltre a quelli ricavati dall'augurare alle persone "Sone feste e bon prinsipio", erano già spariti nelle nostre pance sotto forma di caramelle, dolci e altro quindi si tentava di infilarsi, non visti, sotto il tendone e ci si sedeva accanto ad un'anziana signora che, nel caso ci avessero "beccati"avrebbe garantito per noi spacciandosi per nostra zia e affermando che i biglietti erano sì stati comprati ma sbadatamente smarriti.

Se tutto andava a buon fine Io spettacolo era nostro!!!!!!!!!!!

Luci, musiche, cani che ballavano sullo sgabello con le zampette anteriori sollevate da terra e che poi si esibivano nel pericoloso salto del cerchio infuocato; cavalli bianchi e neri, adorni di lucenti pennacchi, che giravano intorno alla pista portando sulla schiena cavallerizzi che salivano e scendevano dalle loro groppe con movimenti veloci o eseguivano arditi giochi d'equilibrio.

 

FIERA di OGNISSANTI

ARZIGNANO 01/04-11-2007

23-11-2007

Presentazione LIBRO “Porta alla Luce” PALATEZZE Riflessioni sul Vangelo di Paolo Spolaore TEZZE ore 21.00

17/18-11-2007

TIRO con l’ ARCO - PALATEZZE 8° Trofeo Città di Arzignano TEZZE sab.ore 16.00 - dom. ore 09.00

11-11-2007

“RASSEGNAMOCI 2007” CORI Giovanili Valle del Chiampo Chiesa Parrocchiale TEZZE ore 17.00

10-11-2007

Presentazione LIBRO “Emozioni tra le Righe” ore 17.30 BIBLIOTECA “G. BEDESCHI” Raccolta di Prosa e Poesia 3° Edizione Concorso Padre Cesare Verlato

09-11-2007

BOCCIODROMO ore 20.30 COSTO 26° Trofeo Fiera dei Santi Gara serale Regionale di bocce a coppie

05-11-2007

FESTA della MUSICA ore 20.30 SAN ZENO Sala Parrocchiale Manifestazione Culturale Giovani talenti. Brani per pianoforte

04-11-2007

KARTODROMO “Città della Speranza” ore 09.00-13.00 Zona Ind. Via VI°Strada – Assoc.Tris Car Club “Esibizioni Motoristiche” Soci Piloti con Kart 50-60-125 cc.; “Supersfida” ore 14.00-19.00 individuale e a squadre Trofeo “Maricar” Piloti con nuovi kart a noleggio 270 cc.

Manifestazioni Patriottiche Anniversario della Vittoria e Giornata dell’ Unità Nazionale – P.zza Libertà ore 09.00

03-11-2007

BOCCIODROMO ore 18.00 SAN ZENO Premiazioni 32° Gara Regionale di Cavapallino

LUNA PARK “Giornata del Bambinoore 14.00-19.00

KARTODROMO “Città della Speranza” ore 13.30-19.00 Zona Ind. Via VI°Strada – Assoc.Tris Car Club “Esibizioni Motoristiche” Piloti con minimoto cat.Junior e Senio; Piloti con scooter e supermotard

01-11-2007

47° CONCERTO di OGNISSANTI ore 21.00 Duomo – Ass.Coro e Orchestra di Vicenza Direttore Giuliano Fracasso

PALLAVOLO ore 15.00 Triangolare 42° Trofeo Città di Arzignano Palestra via Fortis VILLAGGIO GIARDINO

KARTODROMO “Città della Speranza” ore 09.00-19.00 Zona Ind. Via VI°Strada – Assoc.Tris Car Club “Esibizioni Motoristiche” Soci Piloti con Kart 50-60-125 cc.; Piloti con minimoto cat.Junior e Senio; Piloti con scooter e supermotard

27-10-2007

CONCERTO MUSICA SACRA ore 20.45 Parrocchia S.Giovanni Battista VILLAGGIO GIARDINO - Direttore Marco Baldieri

21-10-2007

GARA di MARCIA di Regolarità a coppie ore 08.30 Restena 36° Coppa A.N.A. 10°Trofeo Mario Pagani - Org.Ass.Naz.Alpini