Beata Mamma Rosa Eurosia Fabris Barban

27 settembre 1866 - 8 gennaio 1932

Una vita in campagna, spesa tra lavori domestici e catechismo

.Eurosia Fabris nacque a Quinto Vicentino, un comune agricolo a pochi chilometri da Vicenza, il 27 settembre 1866 da Luigi e Maria

Fabris; contadini. Nel 1870, a 4 anni, Eurosia si trasferì con la famiglia a Marola, frazione di Torri di Quartesolo (Vìcenza), dove rimarrà per tutta la vita. Frequentò solo le prime due classi elementari tra il 1872 e il 1874, dovendo aiutare i genitori nei lavori dei campi e la mamma nel disbrigo delle faccende domestiche. Le bastò, tuttavia, per imparare a scrivere e a leggere i testi sacri o di argomento religioso come il catechismo, la storia sacra, la Filotea, le Massime eterne di Sant'Alfonso dei Lliguori. A12 anni ricevette la Prima Comunione. Iscritta alla Associazione delle Figlie di Maria nella parrocchia di Marola, insegnava il catechismo alle fanciulle nonché alle giovani che frequentavano la sua Casa,p er apprendere l'arte del taglio e del cucito. Morì l' 8 gennaio 1932. È sepolta nella chiesa di Marola. Il processocanonico per la beatificazione iniziò il 3 febbraio 1975 presso la curia vescovile di Padova.

 

AVVENIRE 09-10-2005

Per la prima volta in Italia il rito non si celebra a Roma, dove si doveva svolgere il 24 aprile scorso, ma in una Chiesa locale.

di ADRIANO TONIOLO direttore dell'Ufficio stampa diocesano

La beatificazione di Eurosia Fabris Barban, celebrata domenica 6 novembre 2005, alle 16, nella cattedrale di Vicenza, è un evento

che presenta peculiarità meritevoli di qualche considerazione introduttiva.

È la prima volta, almeno in Italia, che il rito viene compiuto fuori Roma, in una Chiesa locale, dopo che Paolo VI aveva riservato alla

Chiesa caput mundi questo tipo di cerimonia. Il nuovo Pontefice Benedetto XVI ha stabilito che nella capitale si tengano solo le

canonizzazioni, come si usava un tempo.

La beatificazione di "mamma Rosa" - come Eurosia Fabris Barban è chiamata dalla gente - sarebbe dovuta avvenire a

San Pietro il 24 aprile scorso, ma la morte dell'amato Giovanni Paolo II aveva fatto annullare il rito.

Una seconda considerazione riguarda il "tipo"di santità che viene additato come esempio.

Non si tratta dei "soliti" preti o religiosi caratterizzati da una vocazione speciale: si tratta di una laica, madre di famiglia, che ha realizzato in tempi di fame con pane scarso anche per sé e i propri cari, quel concetto di famiglia allargata e di volontariato che oggi sono quasi scontati.

La nuova beata non ha camminato sui sentieri della mistica, ma ha percorso quella che un'altra vicentina, santa Bertilla Boscardin, chiamava la strada dei carri, della quotidianità, che non registra fulgori, ma costruisce nel silenzio e nella dedizione.

Con questa beatificazione la Chiesa dimostra di voler proseguire sulla strada scelta da qualche decennio: additare come modelli ed esempi cristiani "feriali" grandi nella loro piccolezza ed umiltà.

La terza considerazione riguarda la "marca" della vox populi, che ha lavorato tenacemente per arrivare al pubblico riconoscimento della eroicità delle virtù umane e cristiane di una madre di famiglia.

Una voce incarnata nei tre figli preti, due diocesani e uno religioso, e nelle migliaia di terziari francescani, l'associazione cui Eurosia apparteneva. Il "sogno" sembrava utopia sia pur generosa, la Chiesa di Vicenza non volle prendere in esame la voce (si pensava che il grande amore verso la mamma facesse stravedere) e solo l'insistenza del figlio frate francescano padre Bernardino, nato Angelo Matteo, riuscì a strappare ad un altro frate, Girolamo Bortignon vescovo di Padova, l'apertura del processo canonico. Una vicentina "processata" non nella sua diocesi ma in quella della confinante Padova.

Rimane da dire qualcosa sulla strada dei carri che rese grande mamma Rosa.

Nata il 27 settembre 1866 a Quinto Vicentino, si trasferì con la famiglia e all'età di 4 anni a Marola di Torri di Quartesolo dove visse fino alla morte avvenuta1' 8 gennaio 1932. Il 5 maggio 1886 sposò Carlo Barban, rimasto vedovo in giovane età e con a carico due bambine di 20 e di 4 mesi. Dall'unione nasceranno 9 figli (due morti ancora bambini) ma la famiglia si allargherà ancora perché mamma Rosa adotta anche le tre creature lasciate orfane da una sua nipote.

Mamma Rosa trova il tempo non solo per essere sposa affettuosa e mamma delicata: in casa apre una scuola per sarte e insegna gratis il mestiere a decine e decine di ragazze. Proverbiale l'accoglienza riservata ai poveri e ai mendicanti di passaggio.

Una fede solidissima vissuta in una carità inesauribile distribuita nei tanti rivoli della quotidianità e delle necessità del prossimo. Vicenza è giustamente fiera che una sua figlia, santa senza stimmate e senza visioni, diventi modello e patrona dell'esercito di cristiani che marcia gioiosamente e silenziosamente sulla via dei carri.