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Festività Religiose

- Significato

- Breve Storia sulla Nascita dei Pellegrinaggi

- Spirito

- Principali Luoghi di Pellegrinaggio

- Il saluto

- Abbigliamento del Pellegrino

- La Conchiglia

- Motivazioni

- Il cammino

-Significato

“L’importante non è l’andare, ma il tornare. Il senso del pellegrinaggio è nel ritorno, in quella

responsabilità, in quella coscienza che ci si riporta indietro.”

Il termine Pellegrino oggi ha ormai assunto il significato di persona semplice che si muove con pochi mezzi, un po’ trasandato, al quale gli si conferisce un senso di compatimento.

Un tempo invece questo suo semplice abbigliamento lo accomunava ai contemporanei di allora, unica ma di fondamentale diversità era e dovrebbe restare il suo senso interiore di ricerca.

La parola PELLEGRINO deriva dal latino peregrinus, che significa straniero, cioè colui che si sposta dalla sua terra natale. Il suo non è un vagabondare senza meta, egli ha un punto d’arrivo ben preciso e chiaro, una meta sospirata, e per arrivarci è disposto a fare enormi sacrifici, al tempo del medioevo anche consapevole del rischio di poter perdere la propria vita.

Oggi anche gli altri tipi di viaggi hanno una meta, quelli esplorativi o semplicemente turistici, ma la meta del pellegrino ha il particolare di ricercare un luogo dove si è avuta una manifestazione del SACRO.

Andare in qualsiasi di questi luoghi, vedere, toccare con mano un sasso, una roccia, un pezzo ligneo, lavarsi con dell’acqua; quindi pregare, riflettere, rivivere con la propria presenza questo sacro è ciò che il pellegrino cerca.

Accade che intraprenda il viaggio da solo, ma sa benissimo che solo non sarà mai, perché la fede lo accompagnerà costantemente e lo aiuterà nei momenti difficili. Nel suo percorso troverà anche altre persone che come lui si erano messe nello stesso viaggio, si erano avviati nella stessa ricerca. Ecco che allora il pellegrino non è più un solitario, ma diventa parte di una piccola comunità itinerante.

-Breve Storia sulla Nascita dei Pellegrinaggi

Il pellegrinaggio non è una prerogativa del cristianesimo, appartiene alla storia stessa dell’umanità: perché è la storia del tentativo dell’uomo di relazionarsi con Dio. Questo è quello che lo distingue da un qualsiasi uomo errante, che invece non ha meta e il vagare perenne diventa il suo scopo.

L’usanza del pellegrinaggio appartiene con maggior o minor rilievo a molte religioni.

Nell’Antico Egitto si praticava il pellegrinaggio al tempio di Ammone, nell’oasi di Siwa. Il mondo Giudaico a Gerusalemme, nelle grandi feste di Pasqua e delle Capanne. Nel mondo Classico Greco a Delfi, Eleusi, Epidauro, Dodona, per scopi divinatori. In India verso il fiume Gange. In Tibet ci sono moltissimi templi e santuari frequentati da pellegrini. Nel mondo Mussulmano la Mecca  è tappa d’obbligo per ogni credente.

In Occidente l’avvento del Cristianesimo consolidò a partire dal IV sec. la diffusione del pellegrinaggio, sostituendo ai luoghi pagani dell’antichità classica altri legati alla vita terrena di Gesù Cristo, in particolare ai momenti salienti della sua “passione”.

Quindi ai luoghi che videro il martirio di Pietro e Paolo e di altri cristiani e alle chiese erette nei luoghi del loro sacrificio o della loro sepoltura (San Pietro a Roma, San Martino a Tours, San Cipriano a Cartagine, ecc e, a partire dal IX sec., Santiago de Compostela  per San Giacomo).

Poi vennero Sant’Antonio da Padova e San Francesco d’Assisi.

Più tardi l’espandersi del Culto Mariano generò correnti di pellegrinaggio verso Loreto (Ancona), Lourdes (Francia), Fatima (Portogallo), Czestochowa (Polonia), Guadeloupe, ecc.

-Spirito

Sicuramente lo SPIRITO che accompagnava i pellegrini dei secoli passati era diverso da quello dei giorni nostri. La società è profondamente cambiata, al cultura laica ha fatto passi enormi, siamo più smaliziati e certe credenze di un tempo ci fanno sorridere, o al massimo ci fanno sentire un po’ d’invidia per un modo di vivere che era sicuramente più semplice e meno stressante.

Un tempo i mezzi di comunicazione erano scarsi, lenti, pericolosi. Spesso il pellegrino doveva fidarsi solo delle proprie gambe, al massimo di un asino o un cavallo, a volte poteva avere dei passaggi su qualche nave. Ci volevano mesi e mesi di viaggio. Un anonimo viaggiatore veneziano per raggiungere Santiago de Compostela aveva suddiviso il percorso in 135 tappe, impiegandoci come minimo 270 giorni per andata e ritorno da Venezia.

Ai giorni nostri 9 mesi di viaggio sarebbero impensabili, con il ritmo di vita che abbiamo. Inoltre i moderni mezzi di comunicazione hanno rimpicciolito straordinariamente il pianeta, dato che in poche ore si può andare da un estremo all’altro della terra, consentendo a chiunque di arrivare alla meta in poco tempo, e con modesta spesa e fatica quasi nulla, anzi accompagnati da ogni confort e sicurezza.

E’ questa la differenza di chi invece vuole raggiungere una meta ricercata, quasi conquistata, sofferta, desiderata e sognata da molto tempo. Il fascino del luogo sacro rimane comunque, ma la certezza di arrivarci tranquillamente ci fa perdere il sapore della cosa conquistata.

Altra differenza importante nel pellegrinaggio è quello di relazionarsi con gli altri partecipanti.

Se il tempo è breve, per es. con un viaggio aereo, si arriva sul posto che a malapena si è scambiata una parola con chi ci è seduto accanto. Invece nel lungo viaggio si mangia assieme, si aiuta chi è in difficoltà, si creano momenti di cordialità, di scambio di idee, di conoscenza e di preghiera. Si viene quindi a creare quella comunità in cammino, formata magari da persone che prima neanche si conoscevano e che durante il viaggio fraternizzano e solidarizzano, uniti nel desiderio di arrivare insieme alla meta.

Il pellegrinaggio può anche essere considerato la metafora della vita: infatti la condizione umana ci porta ad essere alla continua ricerca del bene, e il pellegrino condensa quindi nel suo viaggio questo umano desiderio di ricercare qualcosa di superiore.

-Principali Luoghi di Pellegrinaggio

Nel Medioevo 3 erano i principali luoghi di pellegrinaggio: la TERRASANTA, ROMA e Santiago de Compostela.

Anche Dante ricorda in un passo della Vita Nova che ai suoi tempi si indicava con la parola “PELLEGRINO” solo il viaggiatore diretto per motivi religiosi a Santiago de Compostela; “PALMIERE” era chi andava a Gerusalemme (parola dalla palma che si prendeva nell’oasi di Gerico e che era simbolo di chi si recava in Terrasanta), e “ROMEO” chi aveva Roma come propria meta.

Già ai suoi tempi si era cominciato ad indicare con pellegrino tutti coloro che erano in viaggio verso i grandi Santuari e le mete religiose in generale, che avevano una CONCHIGLIA come segno di riconoscimento, oggetto che nel corso dei secoli diventerà il segno distintivo di tutti i pellegrini.

 

Queste mete avevano anche un percorso abbastanza ben delineato, che si era venuto pian piano definendo, con il concorso essenziale dei pellegrini, ma anche delle città e dei paesi che si trovavano sull’itinerario. Con il tempo si costruiranno POSTI di RISTORO, di RICOVERO, OSPEDALI, LOCANDE, i CONVENTI terranno aperte le loro porte, attirando questa comunità itinerante. Durante il viaggio si visitavano le città, le chiese, si pregava sulle reliquie dei santi e dei martiri. Nasceva dunque un percorso attrezzato. Da tutta Europa i pellegrini convergevano verso Santiago, una piccola città posta all’estremità occidentale del vecchio continente. Esisteva una serie di itinerari che formavano un’enorme ragnatela e che poi convergevano per diventare uno solo. Lungo queste strade e sentieri si muoveva il pellegrino, non solo come persona ma anche una moltitudine di lingue, culture e costumi. Gli europei impararono così a conoscersi, ad amalgamarsi per far nascere un’identità europea.

-Il saluto

Tipico saluto del pellegrino era “UTREYA! SUSEYA!”, un misto di gioia e incoraggiamento espresso in idioma medioevale permeato di latino, il cui significato era un invito a proseguire nel cammino, di “ANDARE OLTRE E PIU’ IN ALTO”.

-Abbigliamento del Pellegrino

Ci sono 2 immagini di SANTI quasi sempre rappresentati nelle vesti del pellegrino:

SAN GIACOMO e SAN ROCCO, e da loro possiamo capire com’era il vestiario.

Innanzitutto un cappellaccio a larghe tese, per ripararsi dal sole e dalla pioggia. Poi un pesante mantello, per il freddo della notte e le intemperie così frequenti in Galizia, il cui clima risente dell’Atlantico. Ai piedi robuste scarpe, perché le strade erano spesso sentieri aspri e accidentati. Poi appesa alla cintura una zucca vuota, con la funzione di borraccia. Un lungo bastone, chiamato bordone, per appoggiarsi nei momenti di maggior fatica, utile anche per difendersi dalle vipere, o per allontanare lupi e cani selvatici, ma anche per difesa contro briganti e malintenzionati.

Così nel Medio Evo appariva il pellegrino che affrontava il lungo cammino verso la Galizia. Questo semplice e pratico abbigliamento divenne però ben presto una specie di divisa, che accomunava persone di diversi paesi, di differenti costumi, cultura e ceto sociale: era insomma il modo più immediato per farsi riconoscere.

-La Conchiglia

Quando poi arrivava a Santiago, il pellegrino normalmente proseguiva il suo viaggio fino a Capo Finisterre, sulla costa Atlantica, il punto più occidentale d’Europa, per andare a vedere il luogo dove si pensava finisse il mondo. Come segno di questa impresa portava poi con sé una CONCHIGLIA, di quelle che l’Oceano depone sulle spiagge della Galizia, quelle che i naturalisti chiamano Pecten Jacobeus, i francesi conquille Saint Jacques, e che nel Veneto si chiamano comunemente CAPE SANTE.

Ma si vede che non tutti le raccoglievano direttamente, anzi. Infatti ben presto a Santiago sorsero delle botteghe per vendere queste conchiglie come souvenirs, così che la strada principale di accesso a Santiago si chiamava Calle de los Concheros (da concha, conchiglia).

Con il tempo alla conchiglia di San Giacomo vennero attribuiti poteri taumaturgici, era come un portafortuna cui nessuno si sentiva di poter fare a meno: divenne così il SIGNUM PEREGRINATIONIS per eccellenza. Ecco allora che, come non fosse stato un martire romano, lo stesso San Giacomo veniva rappresentato come un uomo del Medio Evo, con il mantello, bordone, cappello, zucca e conchiglia.

-Motivazioni

La fede e la devozione erano certo le motivazioni principali che spingevano ad affrontare un faticoso e anche pericoloso pellegrinaggio. Ma si poteva anche andare per soldi, su incarico di altri che delegavano qualcuno più idoneo per sciogliere un voto. Ma anche per il desiderio di nuove esperienze, per la voglia di viaggiare, per amore dell’avventura: cose che noi consideriamo una prerogativa del mondo moderno, che invece risultano già ben presenti nell’uomo medioevale.

Infatti, il veneziano Bartolomeo Fontana, nell’introduzione del suo diario di viaggio, a pag.2 scriveva: “Desideroso io, sì di visitar molte divotioni ed infinite reliquie dei dormienti in Cristu Iesu, sì ancora di vedere varie e straniere parti e diverse terre dell’universo, deliberai nell’anno dell’incarnazione di Nostro Signore 1538 di andare in Galicia famosa, onde postomi lo mantello intorno, e’l capello in testa e preso in mano il bordone peregrino divenni, e alli 19 Febraro, correndo detto millesimo, il primo giorno della quadragesima nella lunga strada del beato apostolo Santo Iacobo entrai, …”

Vestire allo stesso modo, percorrere le medesime strade, visitare i luoghi santi e onorarne le reliquie, contribuivano a formare un senso di comunità, con eguali necessità, in modo tale che questo legame tendeva ad annullare le distanze culturali, di ceto e di provenienza. Così il pellegrino doveva esserne la conferma: perché il viaggio era un viaggio di rinuncia, penitenza e sacrificio.

-Il cammino

Era dunque un viaggio essenzialmente sacro, accompagnato da preghiere, da atti devozionali e liturgici. Un viaggio le cui tappe erano pensate e programmate per poter pregare in chiese e monasteri, per venerare i sepolcri dei santi e le reliquie dei martiri. Si doveva essere generosi verso i fratelli, pronti a soccorrerli in ogni momento: perché la carità era, ed è, uno dei valori fondamentali del pellegrinaggio.

Passando per campi deserti, pianure assolate, villaggi silenziosi, terreni impervi, pian piano il pellegrino si avvicinava alla tanto agognata meta. Anche ai giorni nostri c’è ancora chi si impegna in questo viaggio, chi ci va a piedi, chi a cavallo e chi in bicicletta.

Anche se l’abbigliamento è ormai sempre di più quello disinvolto e colorato dei giovani dediti al trekking, lo spirito non è molto cambiato. Un viaggio nel quale fede, cultura, curiosità, spirito di avventura e di fraternità convivono e si fondono.

A volte l’antico percorso coincide con moderne strade nazionali o provinciali, a volte ci si trova in sconnessi viottoli in terra battuta, a volte in semplici e solitari sentieri che si inerpicano per dimenticati cammini. Ecco allora che a volte chi fa il percorso in bicicletta deve scegliere itinerari più idonei, scartando qualche volta quelli che sono adatti solo per chi va a piedi o a cavallo.

 

 

Testo tratti da: Sergio BALDAN “ULTREYA! SUSEYA!”

                        Pellegrinaggio in bicicletta da Venezia a Santiago de Compostela

 

Assoc.TRIVENETA

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