Chiese ed Oratori di CHIAMPO

 in fase di allestimento: collegamenti non disponibili, foto in fase di ccostruzione

CHIAMPO:

-S.MARIA E S.MARTINO (1852) Chiesa Arcipretale-DUOMO - via S.Martino;

-RICREATORIO BEATO ISNARDO                                        - via S.Martino;                                            

-S.ANTONIO ABATE (1418)                                                       - via B.Biolo;

-S.LORENZO MARTIRE “MADONNA delle GRAZIE” (1400?)- via Don Paolo Mistrorigo;

-ORATORIO S.ANTONIO DA PADOVA (1691)              - contrà Mistrorighi;

-S.ANTONIO DA PADOVA                                                - contrà Mistrorighi;

-ORATORIO PARROCCHIALE dell’IMMACOLATA   - via S.Martino;

  o BEATO ISNARDO (1911/14)     

-ORATORIO S.BIAGIO (fine 1300)                                    - contrà Vignaga;

-ORATORIO S.DANIELE (1453)                                       - confine Chiampo-S.Pietro Mussolino;

-ORATORIO BEATO ISNARDO (1934) Sacerdote Domenicano- contrà Nardi/Baggiarella;

-ORATORIO della MATERNITA’ della MADONNA (1949)   - contrà Zonati;

-ORATORIO del SANTO ROSARIO (1911)                              - via Cischi - località delle Calvarine;

-LA MADONNA DELLA PIEVE                                                 - via Pieve.

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-S.MARIA E S.MARTINO (1852) Chiesa Arcipretale-DUOMO  - via S.Martino;

Notizie risalgono dal 1299, e all’inizio del sec.XIV come semplice “cappella” della matrice di S.Maria della Pieve fino alla metà del ‘400. Dal 1460 circa si incontra la chiesa di S.Martino come “archipresbiteralis”, alle cui dipendenze stavano le cappelle di S.Lorenzo, S.Biagio e S.Daniele. La parte principale che la popolazione costruì era la chiesa di S.Martino, dato che la pieve di S.Maria era meno adatta al servizio religioso del centro del capoluogo.

Nel 1479 i sacerdoti della Pieve si erano stabiliti in una casa canonica vicino alla chiesa di S.Martino, abitando quindi al centro di Chiampo.

La chiesa di S.Martino è formata da 2 navate con 7 altari. La tavola dell’altar maggiore che rappresenta S.Martino è dl cavalier Liberi, così come quella dell’altare SS.Sebastiano e Rocco. L’altare di S.Francesco aveva una tavola di Gaetano Sgabari di Arzignano. La chiesa venne consacrata dal cardinale Priuli, vescovo di Vicenza, il 24 aprile 1763.

Fu costruita su progetto dell’architetto Antonio Piovene, con la direzione e forse con modifiche dell’architetto Luigi De Boni, con inizio dei lavori nel 1828, con ultimazione per la 1° messa solenne per Natale del 1845.Con l’esecuzione delle opere di rifinitura e di decorazione, il tempio risultò definitivamente compiuto nel 1852. La sua consacrazione avvenne nel 1920, ricordata dalla lapide collocata all’interno sopra la porta laterale sinistra.

Secondo Lorenzo Perazzolo “la facciata s’impone per la sua monumentale struttura e per la sua armonica fusione degli elementi decorativi sul piano prospettico di classica compostezza. L’ampia gradinata s’inserisce nel complesso

Come parte integrante con gradevole effetto di alleggerimento delle masse e con conseguente snellimento delle linee. L’interno (unica navata a pianta rettangolare m.34,8x17,40) appare ampio e adeguatamente luminoso. Le pareti sono movimentate dalle lesene, sul cui capitello corinzio poggia il cornicione, e soprattutto dalle ampie aperture a volto nelle quali sono inseriti i 4 altari. Nel presbiterio, di forma quadrata (m.10x10), l’altare spicca nella policroma

composizione di marmi sullo sfondo dominato dall’immagine di S.Martino. Aggiungono ornamento al battistero la corona finemente elaborata, che pende dall’alto sopra l’altare, e le 2 cantorie, eseguite dall’artista vicentino Federico Castagnaro”.

Riguardo il patrimonio scultoreo troviamo il ciborio, oggi adibito a custodia degli oli santi e incassato nella parte sinistra del battistero. La sua fronte (cm.140x90) rappresenta un singolare esemplare di scultura tardo-gotica.

Federico Mistrorigo la descrive così: “A destra del cimiero impostato sui capitelli gotici troneggia l’Annunciata con le braccia al sen conserte, mentre a sinistra l’Angelo alato con il giglio in mano ne reca il celeste messaggio. Entro la nicchia del fastigio gotico trilobato spicca la tradizionale Pietà del medioevo, cioè mezzo corpo di Cristo eretto nel sepolcro con le morte braccia incrociate. Nelle lesene, finemente lavorate, dominano entro 2 nicchie, le immagini di S.Pietro e S.Paolo. Nel mezzo del bassorilievo la porta del tabernacolo, circondata da fregi ornamentali, vitici e grappoli d’uva, simbolo dell’Eucarestia. Sotto, a caratteri gotici, è incisa la seguente iscrizione:’Hoc opus fecit fieri Guzon Noaro fiolo de Piro da Chiampo.M.CCCC.XXVIIII’.

Dopo il ciborio vengono le statue dei SS.Pietro e Paolo: si trovano entro 2 nicchie nella parete di fondo del presbiterio, probabilmente del sec.XVI, forse della bottega di Girolamo Albanese nel 1630. Provengono dalla precedente chiesa e furono ritoccate “con mano non troppo leggera” da Valentino Saitz.

La statua della Madonna del Rosario, pietra dipinta di scultore veneto, si trova sul 2° altare laterale di sinistra. Notevole la cornice in legno intagliato e dorato con una serie di 15 tondi dipinti ad olio su rame(?) con i misteri del Rosario, del sec.XVIII. La statua fu acquistata nella seconda metà dell’800, pare dall’intagliatore Giovanni Gasperoni(1807-1867) e fu ritenuta sua opera. Non se ne conosce però l’autore, ed è attribuita anche al sec.XV, o all’ultimo Settecento.

Nelle nicchie ricavate nelle pareti del tempio sono collocate 12 statue dei dottori della Chiesa, opera dalmata Valentino Saitz, che le eseguì tra il 1864 e il 1865, ricavando dalla pietra tenera estratta nella zona Mistrorighi delle figure “vive ed espressive, anche se talune sono in atteggiamento ieratico e pensoso”.

Secondo Franco Barbieri le statue dello Saitz, specie quelle dei SS.Giovanni Crisostomo e Gerolamo”staccano davvero entro il complesso arcipretale di Chiampo, tutta intonata nel registro freddo e severo delle estreme possibili esperienze neoclassiche”. Hanno infatti una loro sciolta, e qua e là, calda generosità di accenti pur entro i limiti degli impacci iconografici e celebrativi.

In appositi riquadri, al di sopra delle statue dei dottori della Chiesa, sono collocati 12 bassorilievi dello Saitz, che rappresentano la Nascita di Maria, la Presentazione al tempio, lo Sposalizio con S.Giuseppe, l’Annunciazione, la Visita ad Elisabetta, la Natività, la Circoncisione, la Fuga in Egitto, le Pie Donne sul Calvario, la Pietà, la Pentecoste, la Dormizione della Madonna. Saitz è pure autore dei 6 bassorilievi che si trovano nel presbiterio e che raffigurano simbolicamente i Sacramenti, ad eccezione dell’Eucarestia già presente nel tabernacolo.

Le statue dei Due Angeli in adorazione del 1915, degli scultori Guizzon e Pozza, si trovano sui pilastri laterali dell’altar maggiore, che è stato eretto nel 1863 da Angelo Adami di Chiampo su 4 gradini con mensa sormontata da 3 mensole chiuse ai lati da 2 pilastrini e con al centro il ciborio a tempietto.”E’ pregevole per armonia di composizione lo sfondo architettonico addossato al muro di fondo del presbiterio, su disegno, con ogni probabilità di Antonio Piovene e corretta e compassata la maniera dell’altare”.

Le statue della Fede, Speranza e Carità sugli acroteri della facciata, la cornice e la lapide dedicatoria del tempio, i capitelli delle colonne e il relativo fregio, sono opere di Giuseppe Groggia eseguite nel 1852, e dalle quali “emerge una personalità corretta ma timida e fredda”.

Le statue di Mosè e di S.Giovanni Battista di Napoleone Guizzon (1928) sono poste su ‘due pilastri a cornice e base laterali alla gradinata maggiore della chiesa’ eseguiti nel 1894 dallo scalpellino Pietro Faedo.

Il patrimonio pittorico offre vari affreschi:

quelli del presbiterio sono tutti di Rocco Pitocco di Udine, eseguiti nel 1861: rappresentano San Martino a cavallo che divide il mantello con il mendico, il trionfo di San Martino nella volta, gli Evangelisti nei pennacchi, l’episodio della Cananea nella lunetta di fondo. Dello stesso autore è l’affresco del grande arco sopra la porta maggiore, che rappresenta la profanazione del tempio. Dello scledense Giuseppe Faccin è l’Assunta sopra la navata centrale, del 1914. “Si tratta di una composizione unitaria, anche se articolata su tre piani diversi. Infatti il primo, nel quale con lo stupore degli apostoli per il vuoto sepolcro è espressa anche la loro estatica contemplazione della prodigiosa ascesa e il terzo, nel quale è significata l’attesa del Padre che tiene tra le mani la corona da porre sul capo della Madonna, si fondano con la scena centrale raffigurante Maria che, sorretta dagli angeli, sale verso la gloria celeste. Il senso dell’umano che traspare nel primo piano, quello del celeste e del divino nel secondo e terzo piano, la trasparente levità delle figure che si librano nell’aria, costituiscono gli elementi di maggior risalto, che concorrono anche ad evidenziare i pregi di un’opera, nella quale l’autore ha raggiunto un’alta espressione artistica”. Gli affreschi delle 6 lunette (il Pianto di Pietro, il discorso della montagna, il figliuolo prodigo, il bacio di Giuda, il buon Pastore, l’apparizione ai discepoli di Emmaus) furono eseguiti ultimi in ordine di tempo dal veronese Agostino Pegrassi.

I quadri ad olio: Pala di S.Carlo Borromeo e di S.Luigi Gonzaga, dipinta nel 1908 da Giuseppe Faccin da Schio. Si trova nel primo altare laterale di destra. Pala di S.Giuseppe si trova nel secondo altare laterale di destra. Fu eseguita dal vicentino Giovanni Busato forse nel 1872. “Questa seconda – dice Perazzolo – è senza dubbio la migliore. L’autore ha sapientemente espresso l’aderenza alla realtà rappresentativa dal riposante atteggiamento del Santo che sogna e l’ha poeticamente trasfigurata in una versione in cui sogno e realtà, umano e soprannaturale confluiscono in una unitaria composizione, nella quale tuttavia la figura di S.Giuseppe rimane dominante non solo per il livello artistico, ma anche per i sentimenti che suscita”.

La sacrestia è l’angolo più prezioso, dacchè raccoglie, restaurate prima del 1952, le 5 pale appartenenti alla precedente chiesa: Pala di S.Martino, e Pala di S.Sebastiano del sec.XVII, attribuite a Giulio Carpioni(e a Pietro Liberi), proviene dall’altar maggiore; Pala di S.Francesco, attribuita a pittore dell’ambito di Jacopo Bassano del XVI sec.(Maccà nel 1813 lo attribuì all’arzignanese Gaetano Sgarbati del sec.XVII); Pal di S.Carlo Borromeo, di pittore veneto del sec.XVIII; Pala di S.Caterina d’Alessandria, datata e sottoscritta Jacobo Alborello nel 1622.

Due belle opere lignee: una all’interno della chiesa e l’altra all’interno della sacrestia. Pulpito, del sec.XIX, eseguito dal vicentino Federico Castegnaro, raffigura in tre bassorilievi Gesù tra i dottori del tempio, San Paolo nell’Areopago di Atene e Pietro nella prima Pentecoste; Crocifisso di intagliatore locale, datato 1695, opera pregevole di ciliegio selvatico per intaglio e i caratteri espressionistici della figura del ‘Divin Crocifisso’ sottolineato dal tono cupo e rossastro della materia da cui è stata ricavata.

Nella chiesa di S.Martino è conservato un artistico Ostensorio, d’argento massiccio, del sec.XVII. E’ finemente cesellato ed assai figurativo. Alla base uno scheletro umano e il demonio in atteggiamento di sconfitta ai piedi dell’albero della croce, al tronco della quale è attorcigliata una vite. Sulla croce la teca con una ricchissima reggiera, sormontata dalla figurazione del Cristo risorto.

-ORATORIO PARROCCHIALE dell’IMMACOLATA o BEATO ISNARDO (1911/14)  - via S.Martino;

 

-RICREATORIO BEATO ISNARDO     - via S.Martino;

 

-S.ANTONIO ABATE (1418)                   - via B.Biolo;

L’origine della chiesa dovrebbe risalire all’inizio del Cinquecento, forse all’epoca della pestilenza della guerra di

Cambrai (secondo l’ipotesi di Giovanni Mantese). L’origine dell’ospedale di S.Antonio attiguo alla chiesa risale al decennio 1418-1428;. Il complesso fu ricostruito nel 1847 ad opera del comune nella forma che aveva la parte centrale dell’edificio prima dei lavori del 1965. La chiesa caduta in abbandono fu restaurata ed abbellita nel 1910 per le iniziative di Domenico Albarello.

Conserva le strutture originarie con la “bella facciata a capanna, incorniciata da lesene d’angolo che sorgono da uno zoccolo a riquadri istoriati. Al centro architravato di stile lombardesco, sormontato da una nicchia ad arco ribassato su piastrini fortemente strombati, costituisce una struttura della fine del sec.XV o dei primi del sec.XVI, rara anche nel territorio vicentino.

L’interno è formato da una semplice aula rettangolare coperta da capriate lignee, con 2 cappelle laterali ed oltre l’arco trionfale il presbiterio coperto a crociera”. I 3 altari sono di pietra bianca e marmo paglierino locali

L’altar maggiore, dovuto a lapicida del posto, è del sec.XVIII. “La mensa sorge su un gradino di marmo e sopra di esso si alzano 2 coppie di colonne con capitelli di ordine composito che racchiudono un arco e sostengono una trabeazione coronata da un timpano triangolare spezzato. Sulla chiave dell’arco centrale 2 teste di cherubini e al centro del coronamento su un ovale una iscrizione. Ricca composizione architettonica caratterizzata dall’uso del marmo locale color paglierino, nello schema consueto degli altari del sec.XVIII nella vallata del Chiampo e nel Veneto.”

Altare laterale di destra, di fattura Settecentesca: “La mensa sorge su un gradino di marmo e sopra di esso si alza una composizione architettonica formata da 2 lesene e 2 colonne antistanti staccate con capitelli di ordine composito che sostengono un frontone con timpano triangolare. Tra le colonne si apre un arco e su una lapide murata sulla parete sinistra della cappellina vi è un’iscrizione”.

Altare laterale di sinistra, pure di fattura Settecentesca e di lapicida del posto: “La mensa sorge su un gradino di marmo e dalla mensa sorgono 2 colonnine con capitelli di ordine composito che sostengono un timpano spezzato. Al centro del coronamento il blasone della famiglia nobile di casa Capra presente a Chiampo nel sec.XVII(?), raffigurante una capra(?) zampante verso sinistra, color oro su fondo dello stesso colore”.

S.Antonio Abate, statua di cm.155x50, in pietra dura dipinta: si trova nell’angolo interno a sinistra della chiesa, su un piedistallo su cui è inciso in caratteri classici il nome del Santo “S.ANTONIVS ABBAS”. Franco Barbieri pensa che la scultura sia del tardo Quattrocento, precedente all’edificio protocinquecentesco in cui si trova a provenire dall’annesso più antico ospedale. Ettore Metterle la giudica “opera notevole, soprattutto per rude vigore plastico della figura tutta, chiusa in una forma cilindrica e in posizione rigidamente frontale… Il fatto che il nome del Santo sul piedistallo non sia in caratteri gotici è buon motivo per attribuire l’opera alla fine del sec.XV, se non al primo Cinquecento e comunque la sua qualità stilistica la inserisce senza equivoci nell’atmosfera rinascimentale”.

Pala di S.Antonio da Padova, posta sopra la porta principale di ingresso. Al Santo a figura intera, inginocchiato sulla destra della tela, appare il Bambino Gesù sostenuto da angioletti. Altri angioletti intorno al Santo, uno dei quali reca un giglio bianco. La tela, cm.165x95, è opera di buona qualità, sia per la composizione delle figure che per l’usi del colore. Si tratta di un pittore ben dotato della metà circa del sec.XVIII.

Il campanile, coevo alla chiesa, fu restaurato e rinnovato nella copertura nel sec.XVIII e nel sec.XIX. A parte

l’adattamento della torre campanaria, la struttura rimane nell’insieme quella originaria della fine del sec.XV o dei

primi decenni del sec.XVI.

  

-S.LORENZO MARTIREMADONNA delle GRAZIE (1400?):      - via Don Paolo Mistrorigo;

La chiesa a pianta rettangolare, è coperta a due spioventi con una cappella sul fianco destro, e dalla stessa parte verso la parete di fondo, un campanile con cella campanaria ad archi. Il prospetto è decorato da una porta architravata con sopra un foro a lunetta. All’interno ha 3 altari. Il presbiterio e la cappella laterale sono coperti da volta a crociera con

dei bei costoloni su peducci pensili. Copertura su capriate lignee.

Così esprimono il loro giudizio Ettore Motterle-Bortolo Fracasso: ”per la purezza delle linee dell’edificio sacro del

campanile ben proporzionato e per semplicità ed armoniosità degli elementi decorativi, costituisce un esempio notevole dell’architettura sacra quattrocentesca di Chiampo e della sua vallata. Certamente è opera di maestranze locali, dell’inizio del XV secolo”.

L’altare maggiore di S.Lorenzo del 1742 è addossato alla parete in fondo all’abside, in pietra tenera, con colonne e specchi di marmo locale variegato rosso e giallo. Ai lati delle colonne dell’altare si elevano le statue in pietra di S.Girolamo e di S.Sebastiano, opere forse del  vicentino Carlo Giovanni Merlo (1742)

La portoncina del tabernacolo è di rame dipinto ad olio con raffigurato il martirio di S.Lorenzo con la graticola in mano. L’altare è chiuso da una antica cancellata in ferro battuto di pregevole fattura.

E’ preceduto da arco trionfale adornato da Pala secentesca (cm.110x170), opera di Francesco Vigna (1686), pittore vicentino o veneto, raffigurante la Madonna che nutre il Bambino con ai lati S.Lorenzo e S.Girolamo (in alto),

S.Martino a cavallo e S.Bovo(in basso) sullo sfondo di un paese collinare.

Due colonne a specchio poggiano su due nicchie contenenti le reliquie di S.Sempliciano Martire (a sinistra) e S.Feliciano (a destra).

Arcata d’ingresso alla cappella laterale, di pietra tenera, attribuita a lapicida vicentino, della fine del sec.XV, notevole per la ricchezza della decorazione e per la buona qualità dell’intaglio “Gli stipiti salgono da due alti plinti e presentano due facce decorate, una con una candelabra formata da vasi da cui si sviluppano motivi vegetali e l’altra da dischi con una rosa. La decorazione è identica in entrambi. I capitelli recano su due facce teste di cherubini. L’arcata ha due ghiere, di cui l’interna a dentelli con perline e l’esterna a gola e listelli e il sott’arco con dischi semplici. Palmette all’imposta dell’arco e sopra la chiave”. Il lavoro assomiglia molto a quello del portale quattrocentesco della chiesa di Castello di Arzignano.

L’altare della Santissima Trinità addossato alla parete di fondo della cappella è di artigiano locale del sec.XVII, ed è uno dei pochi altari in legno ancora conservati in vallata del Chiampo. Franco Barbieri afferma che le forme dell’altare in legno dipinto, così come la tela “modestissima”, a testimonianza dello “spegnersi inglorioso della tradizione tardo-cinquecentesca” nostrana, sono senz’altro più antiche dei primi anni del ‘600; e probabile che questi sostituiscano altro altare dedicato a S.Rocco nella seconda metà del ‘400.

La mensa è alzata su un gradino e sopra si eleva una composizione architettonica formata da due colonnine con capitelli di ordine corinzio che sostengono un timpano triangolare. Lungo la cornice del timpano si legge la iscrizione “Aere comunitatis patrone huius ecclesie repectum 1742”.

Tra le colonne è inserito il dipinto della drammatica Pala della SS.Trinità del pittore vicentino Alessandro Maganza

(1556-1630) con il Cristo Morto sostenuto dall’Eterno Padre ed alcuni angeli con i simboli della Passione.

Sulla parte a sud troviamo l’altare della Madonna delle Grazie (Madonna con bambino), la statua racchiusa in una

nicchia è stata scolpita in legno pregiato dallo scultore Cremasco Francesco Romano da Schio1870-1943; sostituendo

così la settecentesca Madonna delle Grazie, che giace presso un locale della chiesa arcipretale di Chiampo.

Le capriate dipinte e i muri decorati a tempera da Puppin Vittorio da Schio (1883-1954) vivacizzano l’interno della chiesetta, e offrono al fedele tematiche di riflessione. Sono raffigurati vari simboli cristiani: dall’uva al frumento,

dalla colomba al cerbiatto, dal pesce alle pecorelle, dal giglio alla sorgente, e ogni motivo accompagnato da una

didascalia in latino.

 

-ORATORIO S.ANTONIO DA PADOVA (1691) - contrà Mistrorighi;

 Si trova lungo la strada che dalla località Arso conduce a Vestenanova (VR) attorno a un piccolo poggio, ove è nato  il “centro” della frazione. La chiesetta fu costruita nel 1691 con danaro pubblico dai cugini sacerdoti Antonio, Santo Mistrorigo e i loro fratelli. Secondo Carolina Avallone la famiglia dei Mistrorighi proviene dal cantone dei Grigioni in Svizzera, e la si trova divisa in 2 rami già nel ‘500, insediata nella contrada che ne porta il nome.

 La chiesa è una semplice aula rettangolare con copertura a capanna. La facciata e le pareti interne sono chiuse entro un’intelaiatura architettonica di lesene e trabeazioni di pietra bianca. In linea con il muro della facciata, sulla destra, sorge una breve torre campanaria conclusa da una cupoletta. L’ingresso è sormontato da un’ovale con un’iscrizione e dello stemma della famiglia Mistrorigo, e l’anno di fondazione. Lo stemma dei Mistrorigo reca nella metà superiore un’aquila bicipite e in quella inferiore una squadra. Sul pavimento all’interno, pietra tombale con un’iscrizione. Fino al decreto napoleonico qui infatti si seppellivano i morti della famiglia Mistrorigo. “Nella semplicità dello schema e delle modanature – dicono Ettore Motterle-Bortolo Fracasso – l’insieme non manca di eleganza e lo caratterizzano il contrasto tra l’esuberanza barocca dell’ingresso e dell’altare e la linearità delle cornici che racchiudono le pareti. Suggestivo e molto bello il campaniletto coperto a cupola”.

L’altar maggiore  è attribuito a lapicida locale del sec.XVII. La mensa su 2 gradini ha un paliotto con intarsio di  marmi rossi e neri legati da pietra bianca. Dalla mensa si elevano 2 colonne con capitelli di ordine composito che sostengono un timpano spezzato, sulle cui ali poggiano 2 angioletti.

 Nell’arco centrale una Pala ad olio di Francesco Noro del 1909 con S.Antonio da Padova cui appare il Bambino Gesù. Motterle e Fracasso  informano che lo schema architettonico e la policromia sono tipici degli altari del sec.XVII  e del XVIII, ma quest’opera si distingue per la lunghezza della composizione e della distribuzione degli elementi, con un risultato di insufficiente unità.

 Nella casa canonica della chiesa è conservata una Pala delle Sante Martiri del sec.XVII. Proviene dall’altar maggiore e raffigura in alto la colomba dello Spirito Santo che appare in un alone di luce. Sotto in primo piano e a figura intera le Sante Caterina d’Alessandria e Lucia e, alle loro spalle, a destra Sant’Agata e a sinistra Santa Rita(?), presenti pure nella chiesa dei Cappuccini ad Arzignano, quindi tele probabilmente del sec.XVII.

 

- S.ANTONIO DA PADOVA (1956)   - contrà Mistrorighi;

 E’ stata condotta secondo uno schema paleocristiano a navata unica e soffitto a capriate, in seguito sono state  aggiunte arcate in cemento a profilo trapezoidale, che partono dal piano di calpestio girando all’altezza delle  capriate, modulando in modo moderno lo spazio interno.

 L’arredo è rappresentato dal Cristo sulla Croce attorniato dalle pie donne, a sinistra e a destra nel punto in cui l’aula  è divisa dal presbiterio, la Madonna e l’Angelo, i protagonisti dell’Annunciazione, nella parete destra della navata sopra il piccolo fonte battesimale San Giovanni Battista, immagini ad altorilievo in ceramica di Barbieri.

 I quadri della Via Crucis di ceramica sono di Franco Biasia della Charitas di Vicenza.. Sull’altare è stato sistemato il tabernacolo di pietra, proveniente dall’altare barocco del 1692 della chiesa-oratorio di Sant’Antonio. La facciata della nuova chiesa, spiovente ai lati, ha un prospetto decorato, sopra la porta sormontata da un portichetto del 1978, da 2 finestre arcate lunghe e strette.

 Di fronte alla nuova chiesa, sopra una roccia calcarea naturale, si trova un originale monumento alla Madonna degli Alpini, gruppo scultoreo realizzato nel 1979 da Giuseppe Farinon in pietra di Vicenza (Madonna sulla montagna che allarga le braccia verso l’alpino che sta salendo).

 Al capitello delle Bernarde tavoletta di San Giuseppe e di S.Carlo in pietra tenera del sec.XVII, del lapicida Carlo Merlo. La tavoletta reca in alto il nome dei Santi, nella parte mediana i 2 Santi inginocchiati ed oranti davanti ala Crocifisso.

 

-ORATORIO S.BIAGIO (fine 1300)   - contrà Vignaga;

 sorge su un piccolo poggio in contrà Vignaga, dominata dal colle del castello un tempo qui esistente. La forma e la semplicità della chiesa, restaurata nel 1960, sono un esempio delle cappelle votive del sec. XV  nella Valle del  Chiampo. Il campanile fu costruito nel sec. XIX a forma merlata sulla sinistra della chiesa, che è a pianta rettangolare coperta a doppio spiovente e con prospetto decorato da un rosone in alto sopra l’ingresso e da un altorilievo in pietra tenera vicentina. La tavoletta di lapicida locale riproduce a figure intere la Vergine con il  Bambino in braccio e da sinistra S.Biagio, S.Sebastiano, S.Rocco, e S.Cristoforo. Secondo Ettore Metterle le figure della tavoletta, del sec. XV o inizi del sec. XVI “s’impongono per la robustezza dei volumi e l’impianto massiccio e i SS. Sebastiano e Rocco richiamano quelli della chiesa di S.Daniele. La tipologia è quella delle tavolette votive di arte popolare diffuse nell’alta valle del Chiampo, ma costituisce con le 5 figure un ‘unicum’ in genere ”.

 L’altare maggiore è di pietra tenera e marmi policromi locali. Dalla mensa 2 colonnine con capitelli di ordine composito sostengono in alto una cimasa di stile barocco. Tra le colonne un grande arco in cui si inserisce la Pala ad olio del ‘700, raffigurante la Beata Vergine, S.Biagio e Beato Isnardo. Nella centina 2 angioletti in volo ed adoranti.

 I 3 altari in stile del ‘700 Barocco sono dedicati al centro a S.Biagio e al Beato Isnardo in legno policromo del sec.XIX; il 2° a S.Giuseppe con statua in legno del ‘900.  Il 3° altare della Madonna del Rosario in pietra bianca e marmi policromi locali del sec.XVIII. La mensa sorge su un gradino e dalla mensa si alzano 2 colonnine con capitelli di ordine composito che sostengono una cimasa barocca. Tra le colonne una nicchia centinata.

 Lungo le pareti si possono ammirare 14 statue della Via Crucis datate 1773. Suggestivo affresco di S.Biagio che durante la processione del 03 febbraio viene portato in spalle lungo le vie della Vignaga.

 

-ORATORIO S.DANIELE (1453)    - confine Chiampo-S.Pietro Mussolino;

 Oratorio di stile Romanico con campane a cuspide, presenta 2 entrate con lesene e architravi in pietra bianca bocciardata. L’atmosfera di sapore antico e mistico è creata dalla valle proveniente dalle 3 finestrelle ed un rosone.

 Sembra di essere in una cripta, troviamo infatti 2 castroni tombali di sepolture riservate al clero. Il tetto è sostenuto da caratteristiche travature in legno.

 L’altare minore del ‘400 in stile Classico è posto sulla parete nord-ovest ricavato in un unico blocco di pietra bianca.

 Ha al centro una Pala di autore ignoto che rappresenta S.Rocco con la Madonna del Carmine (XVIII), ai lati 2 nicchie con la statua di S.Francesco e S.Antonio da Padova. Ai suoi piedi riposa la vecchia Campanella del 1802.

 Poi attraverso i secoli in risposta alle esigenze strutturali della piccola comunità, causa di pestilenze, morie di animali, pestilenze, l’oratorio si è arricchito di varie figure di Santi. Sono apparse le statue di S.Rocco e S.Damiano (ai fianchi dell’altare minore). La statua in gesso del Sacro Cuore e di S.Antonio Abate (ai lati dell’entrata in presbiterio) le statue in legno di S.Daniele e S.Agostino (poggianti sull’architrave delle 2 porticine che danno alla 

 Sagrestia).

 L’altare maggiore del 1740 è in stile barocco, costruzione simile in molte chiesette del Vicentino, è stato costruito con l’impiego di marmi bianchi, giallo reale e rossi. Nella nicchia centrale è sistemata la statua in pietra tenera policroma della Madonna delle Grazie seduta con Globo in mano e Bimbo in piedi sulle ginocchia.

 Ai fianchi le figure in pietra tenera dipinta di S.Daniele (XVII) e in gesso si presume di S.Giovanni. In due nicchie ai fianchi dell’arco laterale troviamo le figure in pietra tenera dipinta di S.Rocco e S.Sebastiano.(XV sec.).

 Il campanile si può raggiungere dal lato destro dell’altare minore per una porticina attraverso una scaletta in legno.

 Ci sono ben 5 piccole campane del 1993. All’interno gli affreschi opera di Vico Calabrò trattano 3 temi: sacro con soggetti e simbologie biblici; storico e leggendario con argomenti documentati e racconti tramandati di generazione in generazione; etico-morale con l’illustrazione comparata delle 7 opere di misericordia corporale vissute. E’ un racconto entusiasmante che oltre a soddisfare l’occhio, soprattutto appaga lo spirito e lo invita alla riflessione.

 

-ORATORIO BEATO ISNARDO (1934) Sacerdote Domenicano  - contrà Nardi/Baggiarella;

 Oratorio dedicato dai fedeli in onore del Beato Isnardo nato in questo luogo di stile Romanico-Lombardo modernizzato. Un campaniletto monoforo sul fastigio della facciata regge una campanella ed una croce in ferro battuto. L’ingresso rialzato da una scalinata allestita in marmo porfirico rosa. Ha ai fianchi 2 composizioni raffiguranti “Isnardo che lascia la e la contrada” e “Isnardo è proclamato Beato e una sua reliquia è consegnata alla chiesa di Chiampo” – 1919.

La luminosità all’interno è data un rosone in vetro colorato e da ben 8 finestrelle distribuite sulle fiancate e da un rosone centrale in vetro colorato. Il tetto è sostenuto da una travatura in legno su cui poggiano le tabelle in cotto ricoperte in coppo rosso. Il pavimento è in marmette quadrangolari rosate e sul fondo si staglia l’altare in biancone Asiago, sorretto da 2 colonnette rotondeggianti in mandorlato di Chiampo. Dietro l’altare troviamo una tavola lignea

in olio con l’immagine del Beato in abito Dominicano. Impreziosito da 5 dipinti murali a tempera del pittore Vico Calabrò richiamano alla memoria le 3 tappe salienti della vita del Beato: -la vocazione; -la vestizione; -la beatificazione. Di fianco l’altare si trova la Sagrestia con sopra un altro affresco: “Isnardo riceve il saio dei Domenicani” - Bologna 1219 (ricordiamo che l’ordine Domenicano fu fondato da S.Domenico nel 1215!).

Gli ultimi 2 affreschi si trovano nel padiglione dell’altare. Il 1° “un cane bianco e nero (i colori dell’abito Domenicano) con una face in bocca (simbolo della fede). Si tratta del sogno profetico avuto dalla madre di S.Domenico prima del parto. Il 2° rappresenta una “civetta rapace” ben noto per la sua furbizia ed aggressività – simbolo dell’eresia.

Il Beato Isnardo viene festeggiato annualmente nell’Oratorio all’ultima domenica di settembre. Vicino all’oratorio sulla destra troviamo la piccola casa ove secondo la tradizione sarebbe nato Isnardo, il Predicatore Domenicano.

 

 -ORATORIO della MATERNITA’ della MADONNA (1949)- contrà Zonati;

E’ stato eretto sulle rovine di un capitello secentesco, come impegno preso dal voto in cambio dell’aiuto divino dopo l’ultima guerra. Ha una linea piuttosto stilizzata, progetto di Carcereri Pompeo; un ingresso centrale con portale in legno a due aperture, con lesene ed architrave in marmo paglierino della zona. La luce all’interno proviene dalle 6 finestrelle laterali. Sul tetto si erge poi un mini campaniletto. Il basamento interno è costituito da diversi tipi di

marmo  dall’ondagata, al rosato, al fior di pesco. L’altare è in legno con paliotto decorato da una lastra in rame battuto a mano e raffigurante l’Ultima cena. Dietro l’altare su sfondo di marmo bianco è sistemata la Vergine seduta con il Bimbo sulle ginocchia. La statua della Madonna, scolpita in legno d’olivo, risale forse al XVI e XVII sec., donazione dei Padri Francescani della Pieve di Chiampo.

La sagra tradizionale viene festeggiata ogni anno nell’anniversario della sua benedizione il 27 giugno.

 

-ORATORIO del SANTO ROSARIO (1911)-via Cischi-località delle Calvarine;

Eretta dalla famiglia Cisco, ricca di figli appartenenti al clero (3 sacerdoti, 2 frati, 1 suora). Di costruzione semplice, con facciata di stile neoclassico sormontata da un timpano sopra cui svetta una croce in ferro battuto, l’oratorio sorge in posizione elevata, immerso di luce e nel verde. Sul lato destro la Sagrestia. Sull’altare rialzato e sostenuto da 4 colonnette tonde in granito rosa, è sistemato un pregiato tabernacolo in legno lavorato, con incisi sulla porticina i simboli dell’Eucarestia. Dietro si apre la nicchia con sfondo azzurro stellato che custodisce la dolce e regale Madonna del Rosario con Bimbo in braccio. Predella e pavimento sono ricoperti con marmette esagonali di colore bianco, nero, grigio e rosso.