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01.07.12 50° Anniversario posa della STATUA della MADONNA della SISILLA - Campogrosso01-06-2012 02:36

‎01.07.12 50° Anniversario della POSA della STATUA della MADONNA, la SISILLA a Campogrosso - RECOARO TERME

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Tratto da: http://www.recoaroterme.com/index.php?option=com_content&view=article&id=39:madonna-della-sisilla&catid=16:cultura&Itemid=119&lang=it

La Madonna della Sisilla

Madonna della Sisilla“E il sacro della montagna ha bisogno di ascolto per potersi svelare al polveroso cuore dell’uomo."

La storia di Odilla Lissa Dal Prà, una giovane di Valli del Pasubio, e della sua madonnina raccontano che un cuore puro può penetrare lo spirito dei monti.

La Madonna delle Piccole Dolomiti protettrice degli alpinisti e di quanti amano questi monti.

...e nel momento in cui il parroco di Recoaro impartì la benedizione avvenne qualcosa di prodigioso: un brusio si levò dalla folla “guardate …

(leggi la storia)

Il Summano, il Pasubio, e le Piccole Dolomiti erano montagne che sovrastavano il paesaggio natio, e Odilla andava spesso a camminare con i genitori e i fratelli lungo i tracciati che si dipanavano tutto intorno. E le ore passate in montagna, dopo una unga settimana di lavoro, ne riempivano il corpo, e il suo giovane spirito trovava linfa nella bellezza di quell’ambiente montano conosciuto, e che pure non finiva mai di stupirla. Ma il profondo legame di Odilla con le Piccole Dolomiti sarebbe cominciato un giorno di fine Novembre del 1961.

Anche quel giorno, come altre volte dopo un’escursione, avevano fatto tappa al rifugio Campogrosso: molti i visi conosciuti, e tra un minestrone e un bicchiere di vino, o un tè e una fetta di torta alle mele, come di consuetudine erano cominciati i canti di montagna, che in breve coinvolsero un po’ tutti.

La giornata era splendida e Odilla pensò che era proprio un peccato non approfittarne, la neve non sarebbe tardata ad arrivare e fino all’anno successivo non ci sarebbero state altre occasioni per ammirare il panorama della vetta della Sisilla.

Inosservata, la giovane uscì e s’incamminò verso lo scoglio roccioso; salì il ripido e sassoso sentiero che porta sulla cima, dietro la strapiombante e rocciosa parete Sud, e lì si sedette a contemplare il paesaggio, le magnifiche torri e guglie del gruppo del Carega: uno spettacolo che le riempì il cuore verso la vita, verso il creato. E i monti, stagliandosi nell’azzurro del cielo, si lasciavano ammirare. Allora Odilla sentì che in quel luogo, nonostante la sua bellezza, mancava qualcosa.

Un pensiero che si fece immagine nella sua mente. Ciò che mancava era la statua della Madonna; un compito che Odilla sentì appartenerle interamente. “Una Madonnina quassù – pensò la giovane – avrebbe vegliato con sguardo amorevole sugli escursionisti e su quanti salivano su quelle amate crode”. Panorama dalla "Sisilla" verso la pianura

Incamminatasi verso casa, Odilla racconto al padre ciò che aveva sentito sulla montagna e dell’impegno assunto con se stessa; il progetto nella sua mente era già completo di tutto: la statua della Madonna, uscita dalle sue mani, sarebbe stata benedetta e portata in vetta alla Sisilla.

Il padre guardò trasognato quella sua strana figliola, e non senza ironia le chiese se aveva idea delle difficoltà che comportavano la realizzazione di una statua e del suo trasporto fin lassù. E con quello l’uomo chiuse l’argomento. Ma le parole del genitore non scoraggiarono Odilla che, il giorno seguente, andò a comperare in una fabbrica di terrecotte la creta necessaria allo scopo e la sera, finito il lavoro cominciò a plasmare la sua Madonnina.

Odilla aveva allora ventidue anni, era una bella ragazza bruna, entusiasta della vita, con tutti i sogni e le speranze di una giovane della sua età. Semplice operaia – lavorava la lana nella fabbrica del padre – non aveva alcuna nozione né di scultura, né di arti figurative, eppure le sue mani si muovevano come eperte sulla creta che andava modellando in segreto in uno stanzino del laboratorio.

Terminato il modello, Odilla si vide però costretta a chiedere aiuto alla sorella: il calco in gesso cui avrebbe mischiato della paglia per renderlo più resistente, richiedeva operazioni laboriose, di estrema pazienza e grande attenzione. E così il segreto uscì dallo stanzino del laboratorio. Il padre tentò di dissuadere quella figlia caparbia: il progetto era troppo ambizioso, meglio se teneva i piedi per terra. Oltretutto … c’era anche il rischio di coprirsi di ridicolo se qualcuno lo veniva a sapere!

Ma Odilla non ascoltò ragioni, e quando il calco fu ben asciutto lo svuotò dalla creta, costruì un robusto telaio di ferro e fece la colata di cemento e polvere di marmo. Che momenti emozionanti allorché liberò la scultura dalla polvere di gesso: alta un metro e ottanta centimetri, il viso amorevole, lo sguardo malinconico come un cielo appena velato.

Il compito di Odilla non era tuttavia ancora concluso. La Madonna doveva essere portata in cima alla Sisilla, là dove forte aveva sentito l’impulso alla creazione. E chi poteva trasportare lassù la pesante statua se non l’esercito americano di stanza a Vicenza?

Targa ricordo CAI Soccorso Alpino e SETAF (VI)Solo loro, a quei tempi possedevano un elicottero. “Trovato il mezzo”, senza indugi, la giovane chiamò la caserma Ederle e quando finalmente, le passarono uno che parlava in italiano, questi le disse che la cosa poteva essere fattibile, a condizione che presentasse una formale domanda scritta a nome di una qualche associazione.

Stavolta Odilla accusò il colpo. E mentre la conversazione stava per terminare sopraggiunse il padre che si arrabbio tantissimo: era forse impazzita per telefonare agli americani e chiedere l’elicottero?

Ma le vie della montagna possono essere infinite. Proprio quel pomeriggio, Gino Soldà andò a Valli del Pasubio a casa del padre di Odilla: l’uomo, inoltre, si occupava anche di plastica e Gino, che stava pensando a una pista di discesa per gli sci da farsi tutta in quel materiale, era andato a chiedere consigli tecnici.

Il discutere di cose tanto poco comuni lo trascinò a raccontare della “pazzia” di quella sua strana ragazza, che aveva pure telefonato agli americani per chiedere l’elicottero, e condusse la guida nel laboratorio. Gino guardò con stupore la statua, e anche l’artefice di quel lavoro. Poi, senza altri commenti, disse che era sì passato a chiedere informazioni per la pista da sci, ma che era diretto a Vicenza, proprio alla caserma degli americani: un colonnello appassionato di montagna, lo aveva ingaggiato per scalare la Sisilla e andava là per mettersi d’accordo.

Odilla Lissa Dal Prà - il giorno della posa della statuaDell’elicottero ne avrebbe parlato con lui, e quella sera stessa avrebbe saputo dire qualcosa al riguardo. “Bene bene la chiameremo la Madonna delle Piccole Dolomiti”, disse Gino Soldà salutando. E sarà proprio lui l’anello di congiunzione del forte desiderio di Odilla.

A sera, come promesso, Gino telefonò all’uomo: gli americani si sarebbero incaricati del trasporto della statua!

Il padre di Odilla, scontento di se stesso per la confidenza fatta alla guida, adesso era veramente preoccupato e pensò bene di chiamare tre scultori vicentini molto noti perché, in caso, modificassero un po’ il lavoro della figlia sicuramente imperfetto: in poche parole, perché lo rendessero presentabile agli occhi del mondo, evitandogli così delle brutte figure!

Quando gli artisti entrarono nel laboratorio, Odilla, arrabbiata con il genitore si sentì mortificata di dover sottostare al loro giudizio e pensava che le sua Madonnina era bellissima così com’era, come l’aveva immaginata in vetta alla Sisilla: cosa avrebbe fatto se quei tre avessero detto che bisognava modificarla? Gli scultori intanto, guardando con interesse la statua da ogni lato, da ogni angolatura, chiedevano dov’era l’abbozzo dell’opera, quali le tecniche usate dalla giovane, dove aveva studiato anatomia.

Dando di gomito alla sorella, piano per non farsi sentire, Odilla chiese cosa voleva dire abbozzo, anatomia, parole astruse che non aveva mai sentito prima di quel momento. Increduli nel sentire che quello era il primo lavoro di quella ragazza straordinaria, compiuto senza alcuno studio appropriato, i tre scultori dichiararono che l’opera era perfetta, bellissima, e che Odilla avrebbe sicuramente dovuto dedicarsi all’arte; studiando eventualmente presso di loro.

O forse … erano loro che avevano qualcosa da imparare da quell’insolita giovine!

Tuttavia, l’opera di Odilla resterà l’unica sua scultura: la vita le avrebbe proposto di dedicarsi ad altro e con tutto l’impegno di cui era capace.

Benedizione della statua della Madonna della Sisilla prima della posaIl 23 Maggio 1962, sei mesi dopo aver comprato la creta, la Madonnina di Odilla arrivò al Passo di Campogrosso sopra la jeep del Soccorso Alpino della valle, e venne benedetta alla presenza delle autorità e di centinaia di persone. E nel momento in cui il parroco di Recoaro impartì la benedizione avvenne qualcosa di prodigioso: un brusio si levò dalla folla “guardate … la Madonna sorride” , dissero voci stupite. Odilla, che in quel momento dava le spalle alla statua, non capiva, poi, a funzione conclusa, vide che lo sguardo un po’ malinconico della sua Madonnina si era illuminato in un bel sorriso.

Le foto della Madonna scattate prima di essere portata a Campogrosso mostravano un volto velato di tristezza. “Voleva proprio andare lassù!”, commenterà la giovane con semplicità.

Un possente elicottero H-34 della Setaf di Vicenza trasportò la statua sulla cima della Sisilla: 350 chilogrammi di peso. Da allora, dal suo vertiginoso ciglio a 1621 metri, la bianca Madonnina di Odilla guarda sul Passo e sull’Alpe, amorevole protettrice degli alpinisti e di quanti amano quei monti.

INFORMAZIONI
Orario: Sempre visibile
Ingresso: gratuito
Accesso: sentiero di montagna con tratti molto ripidi e presenza di Pino Mugo, sulla parte sommitale per circa 10 mt c'è una catena per assicurare la salita alla cima. Sulla sommità dai piedi della statua si possono ammirare tutte le Piccole Dolomiti, dalla catena delle Tre Croci, il gruppo del Fumante, Cima Posta, il Cornetto e il Monte Pasubio.
(L'area sommitale è molto esposta)

Parcheggio auto: Sì posti: 50 circa (un secondo parcheggio si trova circa 500 mt. prima del Rifugio Campogrosso salendo da Recoaro Terme sulla dx)

Distanza: da Recoaro Terme 11,5Km

Per raggiungere il Rifugio "Toni Giuriolo" a Campogrosso (mt. 1457), base di partenza per l'escursione alla Madonna della Sisilla" da Recoaro Terme consigliamo il percorso SP99 (distanza 15,4 Km tempo percorrenza in auto circa 17 minuti)

(Visualizzazione ingrandita della mappa)

 

Guarda il video originale della posa (1962)

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